venerdì 5 febbraio 2016

[Speciale] Maze Runner - Il Labirinto di James Dashner

Ben trovati Lettori Meravigliosi :)

In occasione dell'uscita del film Maze Runner - La fuga sui canali on demand, gli store digitali e dal 18 febbraio in dvd e blue ray, il nostro blog, Il Colore dei Libri, in collaborazione con Fanucci editore regala ai fan della saga e ai nuovi lettori la lettura dei primi capitoli dei quattro romanzi della saga firmata da James Dashner


Si inizia oggi con.. 
Il primo capitolo del Primo Libro,

MAZE RUNNER - IL LABIRINTO


Cominciò la sua nuova vita tirandosi in piedi, circondato da un buio freddo e da un’aria viziata, che sapeva di polvere.
Udì un rumore sferragliante, metallico. Un fremito violento scosse il pavimento sotto i suoi piedi. Il movimento improvviso lo fece cadere. Poi si trascinò all’indietro, a gattoni, con la fronte imperlata di sudore nonostante l’aria fredda. Batté la schiena contro una parete di metallo duro contro cui scivolò fino a incontrare l’angolo della stanza. Si lasciò cadere sul pavimento e tirò le gambe al petto, stringendole forte, nella speranza che gli occhi si abituassero presto all’oscurità.
Con un altro scossone, la stanza salì di botto verso l’alto, come fosse un vecchio ascensore nel pozzo di una miniera.
Suoni stridenti di catene e pulegge echeggiarono nella stanza, come macchinari di una vecchia acciaieria, rimbombando tra le pareti con un cupo gemito metallico. L’ascensore buio salì, oscillando avanti e indietro, rivoltando lo stomaco ormai inacidito dalla nausea del ragazzo. Poi si sentì pervadere i sensi da un odore di nafta bruciata che lo fece stare anche peggio. Voleva piangere, ma non trovava lacrime. Riusciva solo a starsene seduto lì, da solo, in attesa.
Mi chiamo Thomas, pensò.
Quella... quella era l’unica cosa che riuscisse a ricordare riguardo alla sua vita.
Non capiva come potesse essere possibile. La sua mente funzionava senza problemi e stava cercando di fare supposizioni sul luogo e sulla condizione in cui si trovava. I suoi pensieri furono inondati dalla consapevolezza di fatti, immagini, ricordi e dettagli che riguardavano il mondo e il suo funzionamento. Si figurò la neve sui rami degli alberi. Una corsa lungo una strada coperta di foglie. Lui che mangiava un hamburger. La luna che illuminava pallida un campo erboso. Nuotare in un lago. Una piazza cittadina trafficata e popolata da centinaia di persone affaccendate.
Tuttavia, non sapeva da dove venisse o come fosse finito in quell’ascensore buio, o chi fossero i suoi genitori. Non sapeva neanche quale fosse il suo cognome. Nella sua mente guizzò una serie di immagini di persone, ma erano irriconoscibili, i volti sostituiti da inquietanti macchie di colore. Non riusciva a pensare a una sola persona conosciuta o a ricordare una conversazione.
La stanza stava proseguendo la sua oscillante ascesa e Thomas ormai non si accorgeva più del continuo sbatacchiare delle catene che lo stavano portando in alto. Passò molto tempo. “I minuti divennero ore, anche se era impossibile dirlo con certezza, perché ogni secondo pareva durare in eterno. No, invece. Lui sapeva che le cose non stavano così: a naso poteva dire di essere in movimento al massimo da una mezz’ora.
Era strano, ma sentì che la sua paura veniva spazzata via di colpo, come uno sciame di moscerini portato via dal vento, e che veniva sostituita da un’intensa curiosità. Voleva sapere dove si trovasse e cosa stesse accadendo.
Con un cigolio e poi un tonfo sordo, la stanza smise di salire. Il cambiamento improvviso sbalzò Thomas dalla sua posizione accucciata e lo scagliò dall’altra parte della stanza, sul pavimento duro. Si alzò in piedi annaspando e si accorse che la stanza stava oscillando sempre meno, fino a fermarsi. Calò un grande silenzio.
Passò un minuto. Ne passarono due. Thomas guardò in tutte le direzioni, ma vide solo buio. Tastò di nuovo le pareti, in cerca di una via d’uscita. Ma non trovò nulla, solo metallo freddo. Brontolò per la frustrazione e l’eco del suo gemito si diffuse nell’aria, come un funesto lamento di morte. Poi scemò e tornò a regnare il silenzio. Thomas gridò, chiamò aiuto, batté i pugni contro i muri.
Niente.
Tornò di nuovo nell’angolo, incrociò le braccia e rabbrividì, sentendo risalire la paura. Sentiva un tremito preoccupante nel petto, come se il suo cuore volesse fuggire, uscirgli dal corpo.
«Qualcuno... mi... aiuti!» gridò. Ogni parola gli scorticava la gola.
Un rumore metallico secco, forte, risuonò sopra la sua testa e Thomas inspirò, stupefatto, mentre sollevava lo sguardo. La luce squarciò il soffitto della stanza aprendo una linea dritta, che si allargò davanti agli occhi del ragazzo. Un suono acuto e stridente rivelò una doppia porta scorrevole che qualcuno stava aprendo a forza. Dopo tutto quel tempo passato al buio, la luce era come una pugnalata negli occhi. Thomas distolse lo sguardo, coprendosi il viso con entrambe le mani.
Sentì dei rumori provenire dall’alto, delle voci. Si sentì strizzare il petto dalla paura.
«Guardate quel pive.»
«Quanti anni ha?»
«Sembra una sploff con una maglietta sopra.»
«Sei tu la sploff, faccia di caspio.»
«Ragazzi, che gran puzza di piedi c’è, laggiù!»
«Spero ti sia piaciuta la gita a senso unico, Fagio.»
«Non c’è il biglietto di ritorno, fratello.»
Thomas fu investito da un’ondata di confusione che si ricoprì subito di bolle di panico. Le voci erano strane e riecheggianti. Alcune delle parole gli erano del tutto estranee, mentre altre erano familiari. Costrinse gli occhi a adattarsi e li strizzò per rivolgere lo sguardo verso la luce e le persone che stavano parlando. All’inizio vide solo delle ombre che si muovevano, ma presto si trasformarono in sagome di corpi; persone chine sul buco nel soffitto, che lo stavano guardando e indicando.
Poi, come se la lente di una macchina fotografica fosse finalmente riuscita a metterli a fuoco, i visi divennero nitidi. Erano ragazzi. Tutti, chi più piccolo, chi più grande. Thomas non sapeva cosa si fosse aspettato, ma la vista di quei volti lo sconcertò. Erano solo adolescenti. Ragazzini. Una parte della sua paura svanì, ma non ab­bastanza da calmare il cuore che batteva ancora all’impazzata.
Qualcuno calò una corda dall’alto, con il capo legato a formare un grosso anello. Thomas esitò, poi vi mise il piede destro e si aggrappò stretto alla corda mentre veniva strattonato verso l’alto. Alcune mani si allungarono verso di lui, tante mani, che lo presero per i vestiti e lo tirarono su. Il mondo parve cominciare a girare, una nebbia turbinante fatta di visi, colori e luci. Una tempesta di emozioni gli torse le budella, rovesciandole e poi stirandole. Voleva strillare, piangere, vomitare. Il coro di voci si era zittito, ma mentre veniva tirato con violenza oltre il bordo affilato della scatola buia, qualcuno parlò. E Thomas capì che non avrebbe mai dimenticato quelle parole.
«Piacere di conoscerti, pive» disse il ragazzo. «Benvenuto nella Radura.»”

Speriamo che questo primo capitolo vi abbia incuriosito!
QUI, invece, potete trovare la mia Recensione :)
Buona lettura!

8 commenti:

  1. Devo ancora recuperarla come serie...sono terribile lo so! :(

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  2. Una delle mie saga preferite :D

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  3. Ho letto solo il primo libro e mi è piaciuto molto, ma sento che non è ancora arrivato il momento per proseguire la serie :(

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    1. Il secondo libro è il più bello, secondo me :) ma se credi che ancora non sia il suo momento aspetta, altrimenti potresti odiarlo!

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  4. Un bellissimo primo capitolo, la saga mi ha affascinato molto sin dall'inizio spero di prenderla molto presto

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    1. Continua a seguirci perché presto ti faremo leggere anche i primi capitoli degli altri libri :P

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