venerdì 12 febbraio 2016

[Speciale] Maze Runner - La mutazione di James Dashner

Buongiorno Lettori Meravigliosi :) 
Stiamo arrivando alla fine del nostro cammino tra le pagine della Saga di James Dashner, e dopo avervi fatto leggere i primi capitoli della Trilogia, oggi vi regaliamo il Prologo del Prequel (scusate il gioco di parole!), assolutamente imperdibile ed ovviamente sempre edito Fanucci Editore..

MAZE RUNNER - LA MUTAZIONE


Teresa guardò il suo migliore amico e si domandò come sarebbe stato dimenticarsi di lui.
Sembrava impossibile, anche se ormai aveva visto il Filtro impiantato in dozzine di ragazzi prima di Thomas. Capelli castano rossicci, occhi penetranti e una costante espressione contemplativa... Come sarebbe mai potuto risultarle sconosciuto questo ragazzino? Come si sarebbero potuti ritrovare nella stessa stanza e non scherzare su qualche odore o prendere in giro qualche ignaro scansafatiche nei paraggi? Come avrebbe mai fatto a stargli di fronte e non cogliere al balzo l’opportunità di comunicare per via telepatica?
Impossibile.
Eppure mancava solo un giorno.
Per lei. Per Thomas era questione di minuti. Era steso sul tavolo operatorio, gli occhi chiusi e il petto che si alzava e si abbassava con respiri calmi e regolari. Già vestito con la divisa prevista della Radura, pantaloncini e maglietta, sembrava un’istantanea del passato: un ragazzo normale che schiacciava un pisolino dopo una lunga giornata in una scuola normale, prima che le eruzioni solari e la malattia rendessero il mondo tutt’altro che normale. Prima che la morte e la distruzione rendessero necessario rapire bambini – assieme ai loro ricordi – e mandarli in un posto terrificante come il Labirinto. Prima che i cervelli umani fossero noti come la zona della violenza e dovessero essere controllati e studiati. Tutto in nome della scienza e della medicina.
Un dottore e un’infermiera avevano preparato Thomas per l’operazione e adesso gli stavano abbassando la maschera sul volto. Si udì una serie di scatti, sibili e segnali acustici; Teresa guardò metallo, fili e tubi di plastica serpeggiare lungo la pelle e poi nelle cavità auricolari di Thomas, quindi vide le sue mani contrarsi di riflesso lungo i fianchi. Probabilmente avvertiva dolore, malgrado i sedativi, ma non se lo sarebbe mai ricordato. La macchina cominciò il suo lavoro, estraendo immagini dalla memoria di Thomas. Cancellò sua madre, suo padre, la sua vita. Cancellò lei.
Una piccola parte di Teresa sapeva che questo avrebbe dovuto farla arrabbiare. Avrebbe dovuto farla urlare, strepitare e rifiutare di dare il proprio aiuto anche solo per un altro secondo. Ma la sua parte più grande era solida come la roccia delle scarpate all’esterno. Sì, nella parte più grande di lei era radicata una certezza così profonda che dentro di sé sapeva che avrebbe provato quelle cose anche dopo il giorno seguente, quando anche a lei sarebbe stata fatta la stessa cosa. Lei e Thomas stavano dimostrando la loro dedizione sottoponendosi a quello che era stato chiesto agli altri. E se fossero morti, pazienza. La C.A.T.T.I.V.O avrebbe trovato la cura, milioni di persone sarebbero state salvate, e la vita sulla Terra un giorno sarebbe tornata alla normalità. Dentro di sé, questo Teresa lo sapeva, proprio come sapeva che gli esseri umani invecchiano e che in autunno le foglie cadono dagli alberi.
Thomas inspirò di scatto, poi emise un piccolo lamento, spostando il corpo. Per un terribile istante, Teresa temette che potesse svegliarsi in preda all’agonia: dentro la testa aveva degli affarini che stavano facendo chissà cosa al suo cervello. Invece si calmò e riprese a respirare piano e con regolarità. Gli scatti e i sibili continuarono a udirsi mentre i ricordi del suo migliore amico sbiadivano come un’eco lontana.
Si erano detti addio come si fa di consueto, e le parole ‘ci vediamo domani’ le risuonavano ancora nella testa. Per qualche ragione era rimasta davvero colpita quando Thomas le aveva pronunciate: in quel modo il ragazzo aveva reso ciò che stava per fare ancora più surreale e triste. In realtà si sarebbero visti l’indomani, anche se Teresa sarebbe stata in coma e lui non avrebbe avuto la benché minima idea di chi lei fosse, a parte una vaga sensazione di familiarità. Domani. Dopo tutto quello che avevano passato – tutta la paura, l’addestramento e la progettazione – il momento cruciale stava finalmente per arrivare. Quello che era stato fatto ad Alby, Newt, Minho e a tutti gli altri sarebbe stato fatto anche a loro. Ormai era impossibile tornare indietro.
Ma la calma dentro di lei era come una droga. Teresa era tranquilla: quei pensieri rassicuranti tenevano a bada il terrore per cose come i Dolenti e gli Spaccati. La C.A.T.T.I.V.O. non aveva scelta. Lei e Thomas, loro non avevano scelta. Come avrebbe potuto sottrarsi dal sacrificare poche vite per salvarne molte? Chi mai avrebbe potuto tirarsi indietro? Non aveva tempo per commiserarsi, intristirsi o augurarsi altro. Le cose stavano così; quel che era fatto era fatto; quello che sarebbe stato... sarebbe stato.
Ormai era impossibile tornare indietro. Lei e Thomas avevano contribuito alla costruzione del Labirinto; al contempo lei aveva fatto molti sforzi per erigere un muro che tenesse a bada le emozioni.
A quel punto i suoi pensieri si affievolirono e parvero fluttuarle sospesi nella mente mentre aspettava il completamento della procedura su Thomas. Quando finalmente terminò, il dottore premette diversi pulsanti sullo schermo e i segnali acustici, i sibili e gli scatti si fecero sempre più frequenti. Thomas ebbe qualche spasmo mentre i tubi e i fili si ritiravano dal suo corpo e rientravano nella maschera. Il ragazzo tornò a calmarsi e la maschera si disattivò; ogni suono e movimento cessò di colpo. L’infermiera si chinò in avanti e sollevò la maschera dal viso di Thomas. La pelle era arrossata e segnata nei punti in cui aveva aderito alla pelle. Gli occhi erano ancora chiusi.
Per un breve istante, il muro di Teresa che teneva lontano la tristezza cominciò a sgretolarsi. Se Thomas si fosse svegliato in quel momento, non si sarebbe ricordato di lei. Sentì il terrore – se non addirittura il panico – di sapere che presto si sarebbero incontrati nella Radura e non si sarebbero riconosciuti. Quel pensiero impetuoso le ricordò in modo vivido perché aveva eretto quel muro. Come un muratore che piazza un mattone nella malta, richiuse la breccia. E lo fece in modo solido e resistente.
Ormai era impossibile tornare indietro.
Due uomini della sicurezza furono incaricati di sistemare Thomas altrove. Lo sollevarono dal lettino, neanche fosse stato un animale impagliato. Uno lo teneva per le braccia, l’altro per i piedi, e lo adagiarono su una barella privo di conoscenza. Senza rivolgere nemmeno uno sguardo a Teresa, si diressero verso l’uscita della sala operatoria. Tutti sapevano dove lo stavano portando. Il dottore e l’infermiera cominciarono a riordinare la sala; il loro lavoro era finito. Teresa li salutò con un cenno della testa, anche se quelli non la stavano guardando, poi seguì gli uomini nel corridoio.
Mentre affrontavano il lungo percorso attraverso i corridoi e verso gli ascensori del quartier generale della , Teresa riusciva a malapena a guardare Thomas. Il suo muro si era di nuovo indebolito. Thomas era molto pallido e aveva il viso imperlato di sudore. Come se fosse parzialmente cosciente e lottasse contro i farmaci, consapevole che all’orizzonte lo aspettavano cose orribili. Vederlo le provocava una fitta al cuore. E la spaventava sapere che lei sarebbe stata la prossima. Quello stupido muro. Che importanza aveva? Le sarebbe stato portato via comunque assieme ai suoi ricordi.
Raggiunsero il seminterrato sotto la struttura del Labirinto, quindi attraversarono il magazzino con le pile e gli scaffali di provviste destinate ai Radurai. Lì sotto era buio e faceva freddo, e a Teresa s’accapponò la pelle delle braccia. Ebbe un brivido e se le sfregò. Thomas veniva sballottato ogni volta che la barella finiva nelle crepe sul pavimento di cemento, un’espressione di terrore cercava di trapelare dalla calma esteriore dipinta sul suo viso addormentato.
Raggiunsero il pozzo dell’ascensore, lì dov’era il grosso cubo di metallo.
La Scatola.
Era solo un paio di piani sotto la Radura vera e propria, ma i suoi occupanti erano stati indotti a pensare che quello verso l’alto fosse un viaggio infinitamente più lungo e arduo. Era tutto studiato per stimolare una serie di emozioni e schemi mentali, dalla confusione al senso di disorientamento, fino al terrore assoluto. Un inizio perfetto per mappare le zone della violenza di Thomas. Teresa sapeva che lei stessa avrebbe fatto quel viaggio il giorno successivo, con un biglietto stretto nelle mani. Ma almeno lei sarebbe stata in coma, si sarebbe risparmiata quella mezz’ora di movimento al buio. Thomas si sarebbe risvegliato nella Scatola, in completa solitudine.
I due uomini portarono Thomas a ridosso della Scatola. Poi si udì un terribile stridore metallico contro il cemento allorché uno di loro cominciò a trascinare una grossa scala accanto al cubo. Seguirono alcuni momenti di imbarazzo quando vi trasportarono sopra Thomas. Teresa avrebbe potuto aiutarli ma si rifiutò, sufficientemente determinata a restare lì a guardare, a riempire quanto più poteva le crepe del suo muro interiore.
Con una serie di gemiti e imprecazioni, gli uomini sollevarono Thomas in cima alla scala. Il suo corpo era posizionato in modo tale da rivolgere a Teresa un ultimo sguardo, nonostante avesse gli occhi chiusi. Pur sapendo che non l’avrebbe sentita, lei si avvicinò e gli parlò con la mente.
Stiamo facendo la cosa giusta, Thomas. Ci vediamo dall’altra parte.
Gli uomini si chinarono in avanti e reggendo Thomas per le braccia cominciarono a calarlo più che potevano; poi lo lasciarono cadere. Teresa sentì il tonfo del suo corpo sull’acciaio freddo del pavimento all’interno della Scatola. Il suo migliore amico.
A quel punto si voltò e se ne andò. Alle sue spalle si udì distintamente il rumore del metallo che scivolava sul metallo; poi un rimbombo assordante allorché le porte della Scatola si chiusero di scatto. Sigillando per sempre il destino di Thomas, qualunque esso fosse.

Vi ricordo che tra un paio di giorni il Dvd e il Blue Ray del secondo film, tratto dal libro omonimo, sarà acquistabile in tutti gli store!
QUI trovate la mia recensione! 
Non posso far altro che ringraziarvi per averci seguito in queste quattro tappe e spronarvi a correre in Libreria: questa meravigliosa Saga sta aspettando solo voi!
Buona lettura!

1 commento:

  1. Bello bello bello, è uno di quei libri che mi attirano molto, devo prenderlo al più presto

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