martedì 13 dicembre 2016

Recensione: 2010: Odissea due di Arthur C. Clarke

"Ancora una volta, Floyd si sentì nella morsa di forze irresistibili che trascinavano lui e i suoi compagni verso un destino ignoto. E stavolta i pericoli non erano solo invisibili: avrebbero potuto andare oltre la comprensione umana."


Prezzo: € 16,00
Ebook: € 4,99 
Pagine: 330
Genere: Fantascienza
Editore: Fanucci editore
Data di pubblicazione: 20 Ottobre 2016

Nove anni dopo il disastro, il relitto della Discovery vaga abbandonato nello spazio interplanetario, portando con sé i misteri del fallimento di quella missione. Ora, una spedizione congiunta di astronauti russi e americani ha il compito di raggiungere la nave spaziale alla deriva e scandagliare la memoria di Hal 9000, l’intelligenza artificiale deviata che ha portato la Discovery alla rovina. Perché il computer si è ammutinato? Che fine ha fatto l’equipaggio? Cosa ne è stato del comandante Bowman? Quando anche una spedizione cinese è inviata verso il relitto, la missione di recupero si trasforma in qualcosa di più pericoloso e cruciale: in gioco c’è il futuro dell’universo, perché chi otterrà per primo le informazioni raccolte dall’equipaggio della Discovery riguardanti l’enigmatico monolite rinvenuto sotto la superficie lunare sarà destinato a governare il mondo.

Pensare a quanto fosse incompleta la mia esperienza di lettrice prima che mi addentrassi veramente nel mondo della fantascienza mi porta spesso a chiedermi cosa potesse costituire davvero il mio nutrimento letterario. Dopo essermi letteralmente persa nell'immaginario di Mieville, non potevo non affrontare una delle Saghe più acclamate di tutti i tempi ed ora, giunta alla fine anche del secondo volume, la consapevolezza di aver un letto un altro piccolo capolavoro non può che riempirmi il cuore. Con 2010 Odissea due, Arthur C. Clarke si dimostra nuovamente capace di catturare il lettore capitolo dopo capitolo, parola dopo parola, e di trasportarlo con una delicatezza ormai andata persa nello spazio più recondito, là dove ognuno vorrebbe andare, facendogli vivere, quasi in prima persona, un'esperienza unica ed ineguagliabile che non potrà dimenticare facilmente.

Sono passati nove anni da quando Dave Bowman, insieme all'intero equipaggio della Discovery, è scomparso nello spazio in seguito ad un incidente ancora poco chiaro, e durante tutti questi anni il relitto della navicella spaziale ha continuato a giacere abbandonato nell'oscurità dell'Universo. Ora, però, è necessario fare chiarezza sull'accaduto ed una spedizione congiunta di astronauti russi ed americani è pronta a partire e a scandagliare lo spazio alla ricerca della risposta all'interrogativo più importante: cos'è successo realmente alla Discovery? Perché Hal 9000, l'intelligenza artificiale che avrebbe dovuto condurre la missione al successo, si è ammutinato? Che ne è stato dell'equipaggio? In una costante sconcertante scoperta, il dottor Floyd e gli astronauti russi si destreggeranno tra misteri inspiegabili, paure, preoccupazioni ed ammirazione in un mondo, quello dello spazio, che fa dell'immensità la sua caratteristica più affascinante.

Non avrei mai creduto che ritornare tra le pagine di una Saga fantascientifica mi avrebbe regalato così tante emozioni: ciò che Arthur C. Clarke ha voluto raccontare, all'interno di questo romanzo, va ben oltre il costruire e sviluppare magnificamente una trama ricca e complessa, il dare vita ad un mondo retto da dinamiche difficili da spiegare, il creare personaggi fini a se stessi, con una personalità ed una missione da svolgere. Ciò che 2010 Odissea due racconta attraverso le sue parole vuole essere molto di più di una storia senza fondamento, molto di più di semplice carta stampata, molto di più di parole dimenticate. Ciò di cui il romanzo si vuole fare portatore è un messaggio importante, fondamentale, ma eclettico, e lo studio che viene fatto, durante il susseguirsi della vicenda, circa la condizione umana è semplicemente sbalorditivo. Fin dalle prime pagine tutto questo diviene chiaro al lettore che, non intimorito da una simile premessa, non potrà far altro che perdersi tra le pagine di uno dei libri più belli che siano mai stati scritti.

Esattamente come nel volume precedente, il romanzo presenta una classica ripartizione in capitoli in costante crescita sia a livello emotivo sia in relazione allo sviluppo della storia: mai banale e mai noioso, l'autore riesce a mantenere vivo l'interesse del lettore ponendolo davanti sempre ad interrogativi differenti, a curiosità scientifiche affascinanti e soprattutto a colpi di scena che, seppur non sempre creino un effetto shock, manterranno viva la tensione che perdurerà per tutta la durata della lettura. Il punto di vista principale e gli occhi con cui il pubblico osserverà lo spazio saranno quelli del Dottor Floyd, uno dei tre americani presenti sulla nave russa Leonov, che già aveva incontrato, seppur per poco tempo, nel capitolo di apertura della Saga: questa decisione narrativa risulterà essere fin da dubito molto efficace per quanto riguarda il coinvolgimento emotivo del lettore, per il quale sarà impossibile non sentirsi, in un modo o nell'altro, affine ed in sintonia con il protagonista, che avrà la possibilità di conoscere e di scandagliare meglio quelli che saranno i suoi pensieri più intimi e la sua anima più umana. Non mancheranno, ovviamente, di essere ben caratterizzati e delineati anche i personaggi definiti secondari, anche se in questo caso più che in altri faccio molta fatica a definirli tali: ognuno di essi sarà protagonista di un attento studio umano, di un'attenta analisi circa il comportamento ed il pensiero che non potrà non incuriosire maggiormente il lettore che, volente o nolente, si ritroverà a divorare pagine e pagine pur di scoprire le loro prossime mosse.

Anche dal punto di vista descrittivo il pensiero non potrà non tornare a 2001 Odissea nello spazio: come in quest'ultimo, anche in questo romanzo ci si troverà di fronte a descrizioni di ogni tipo molto curate, ben analizzate, dettaglio dopo dettaglio, e talmente tanto interessanti da non risultare in alcun modo pesanti, noiose o del tutto superflue. Più volte io stessa mi sono ritrovata a fantasticare su ciò che ci circonda, sulla formazione dell'Universo, su suoi colori, su altre possibili forme di vita in maniera così semplice ed immediata da rimanere seriamente colpita dalle immensa abilità narrative di un autore di questo calibro. E sempre sotto questo punto di vista non posso certo dimenticare di porre l'accento sullo stile che lo stesso Clarke ha voluto utilizzare per dare vita al suo mondo: incredibilmente scorrevole, evocativa ed emozionante, la scrittura risulta essere fluida e leggera come mai ci si potrebbe aspettare, la sensazione di essere letteralmente cullati dalle parole invaderà l'animo anche del più cinico dei lettori che non potrà resistere, in nessun modo, ad un uso così intenso della parola. 

La storia, infine, presenta quel carattere magnetico e riflessivo che raramente è possibile trovare altrove: le dinamiche da ricostruire al suo interno non saranno sicuramente le più facile, il livello di comprensione e di concentrazione che un romanzo simile richiede è paragonabile solo a pochissimi altri libri esistenti, ma credetemi se vi dico che ne varrà la pena, le emozioni che riuscirà a trasmettervi, la vitalità che potrà regalarvi, la curiosità che vi farà crescere pagina dopo pagina vi ripagheranno di ogni piccolo sforzo fatto per portare avanti una lettura che quasi sicuramente vi segnerà. L'elemento fantascientifico legandosi a quello umano entrerà nell'animo di ognuno di voi e se accettate un consiglio, regalatevi questa piccola perla, a qualsiasi costo, e fatevi invadere dal potere che Arthur C. Clarke sapeva di possedere, quello della parola.

Nessun commento:

Posta un commento