martedì 28 marzo 2017

Un tè con... Fabio Geda e Marco Magnone



Esce oggi per Mondadori Ragazzi il quarto capitolo della serie Berlin, di cui trovate la scheda QUI.

Mi è stata data la possibilità di intervistare Fabio e Marco, due autori a cui sono molto affezionata ed oggi vi propongo la mia intervista!


Com'é nata l'idea di sviluppare una serie su 7 libri?

A dire il vero cominciamo con un colpo di scena: i libri saranno sei, non sette. Come dici tu, che ci segui con affetto fin dall’inizio, avevamo detto che il numero magico sarebbe stato sette e questo era dovuto semplicemente alla distribuzione ideale della storia che avevamo in testa all’inizio. Ma quando cominci a scrivere le storie iniziano a vivere di vita propria. E Berlin, a un certo punto, diciamo con la scrittura del quarto, ha imboccato sentieri che non avevamo previsto e che chiedevano di chiudere la saga con il sesto, e non con il settimo libro. E se c’è una cosa che un buon scrittore deve saper fare, be’, questo è proprio ascoltare la propria scrittura. Noi lo abbiamo fatto. Che invece fosse una serie, era uno dei paletti che ci eravamo dati fin dall’inizio per dare forma al nostro mondo un poco alla volta.

É stato difficile caratterizzare ed individualizzare ognuno dei personaggi che ha un proprio Pov?

Caratterizzare il punto di vista, unico e individuale, di ogni personaggio, è una delle cose che uno scrittore deve saper fare: o altrimenti è meglio non faccia lo scrittore. Poi, come sempre, per ognuno abbiamo pescato dalla nostra vita, o dal mondo che ci circonda, o da altre storie.

Cosa pensate della reazione dei giovani lettori alla serie?

Il grande entusiasmo che circonda e precede l’uscita di ogni nuovo libro della saga è per noi motivo di grande felicità. I ragazzi ci raccontano le loro impressioni e le loro aspettative e vista la profondità e l’acutezza dello sguardo con cui scandagliano le nostre pagine siamo sfidati a non lasciare nulla al caso. Ogni volta che prendiamo una decisione, che decidiamo uno snodo narrativo, ci chiediamo: e se un ragazzo ci scrivesse e ci chiedesse di motivare questa scelta, sapremmo farlo?

Com'é andare nelle scuole e confrontarsi con un pubblico giovane?

I giovani lettori sono i lettori più straordinari che uno scrittore possa desiderare. La loro sospensione dell’incredulità, la passione con cui s’immergono nella storia, sono totali. E se i professori e i bibliotecari hanno fatto bene ciò che sono chiamati a fare, e li hanno accompagnati alla scoperta delle mille suggestioni e dei tanti stimoli nascosti nel racconto, ecco che allora abbiamo fatto centro, unendo un’occasione di promozione della lettura a una di confronto e discussione (nel nostro caso) su temi sociali.

Una volta finito Berlin pensate di scrivere ancora insieme?

Sì. Senza dubbio.

Avete già qualche nuovo progetto personale in lavorazione?

Abbiamo già delle idee che ci ronzano in testa, sì. Ma per ora siamo pancia a terra a lavorare a Berlin e ogni neurone è dedicato a Jakob, a Christa e agli nostri compagni di viaggio.

Se Berlin fosse un'emozione cosa sarebbe?

Possiamo dirtene tre? Una è senza dubbio la nostalgia: per un mondo finito, per le cose perse di cui percepiamo il valore solo quando non ci sono più. Poi la curiosità di scoprire cosa non sappiamo del mondo e soprattutto di noi stessi. La terza è la speranza che sempre cova sotto la brace dei fuochi che sembrano ormai spenti.

Jacob e gli altri torneranno mai in ricognizione oltre il muro?

Oh, mi spiace. Per saperlo dovete leggere I lupi del Brandeburgo. Ma il fatto che nel titolo ci sia la parola Brandeburgo, ossia la regione in cui si trova Berlino, ecco, qualche cosa potete già immaginarlo.

Come mai avete scelto un'ambientazione distopica?

Le distopie sono stimolanti: ti mettono di fronte a un futuro che vorresti evitare e ti costringono a chiederti cosa fare per evitare di correre quel rischio. Ma tecnicamente a noi piace considerare Berlin più una ucronia, ossia una storia che gioca con la Storia, un racconto che torna indietro nel tempo e sovverte lo scorrere del tempo così come lo conosciamo.

Vi vedremo a Tempo di Libri o al Salone di Torino?

Voi cercateci sempre e ovunque. Che la caccia abbia inizio!


Che dire non ci resta che scoprire quale nuova avventura i due autori hanno ideato per noi e iniziare a prepararci per dal loro la caccia a Milano e Torino...




1 commento:

  1. Diamo inizio alla caccia li voglio proprio incontrare a Tempo di Libri ^_^
    Bellissima intervista cara!

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