giovedì 4 maggio 2017

Recensione: Lo Stradivari perduto di John Meade Falkner


Prezzo: € 14,50
Ebook: € 8,99
Pagine: 160
Genere: Ghost story
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 15 Settembre 2016

Nel 1842, come ogni giovane di belle speranze proveniente da Eton, John Maltravers frequenta l’Università di Oxford, iscritto a uno dei più antichi college inglesi, il Magdalen Hall. Nelle ore libere dagli studi coltiva la sua grande passione: la musica. Valente violinista, si esercita spesso nel suo appartamento, accompagnato al pianoforte da William Gaskell, studente al New College ed eccellente pianista. In una notte insolitamente calda, quando Gaskell ha appena lasciato il Magdalen Hall, sfogliando gli spartiti lasciati sul tavolo dall’amico, John è attratto da una copia manoscritta di alcune suite, redatta a Napoli nel 1744. Seguendo uno di quei misteriosi impulsi che sfuggono al controllo della ragione, posa lo spartito sul leggio, toglie il violino dalla custodia e comincia a suonare l’Areopagita, l’unica suite del libro che ha il pregio di un titolo. Alle battute iniziali di un’aria piena di brio, sente dietro di sé un cigolio proveniente da una vecchia poltrona di vimini. Un po’ divertito, un po’ seccato, senza volgere lo sguardo, conclude l’aria, chiude lo spartito e va a dormire. Qualche tempo dopo, alle prime luci dell’alba di una notte insonne – sotto l’effetto esaltante dell’incontro serale con la bella Constance Temple – dopo aver suonato con incomparabile slancio l’inizio della suite, attaccando di nuovo quell’aria, John riavverte quel rumore sinistro, seguito stavolta da una sensazione inconsueta e sconvolgente. Volge lo sguardo e, nella luce argentea del mattino, scorge, seduta sulla poltrona di vimini, la sagoma di un uomo…

Sono tanti i motivi per cui il nostro animo ci spinge verso la lettura di un libro in particolare, ci sono casi in cui si sente la necessità di abbandonare il mondo reale per immergersi negli universi immaginari costruiti attraverso parole e immagini capaci di togliere il fiato, altri in cui, invece, la sete di conoscenza è troppo forte per essere messa a tacere ed altri ancora in cui molto semplicemente ci si vuole abbandonare ad un piacere, quello della lettura, che non ha eguali altrove. Alcune volte, però, tutti questi motivi si fondono e a quel punto resistere ad un'opera letteraria è assolutamente impossibile, ed è esattamente ciò che provato io quando mi sono ritrovata tra le mani Lo Stradivari perduto, un libro affascinante, incredibilmente interessante e soprattutto del tutto sorprendente con cui John Meade Falkner si è meritato un posto speciale nella mia libreria.

1842, Università di Oxford. John Maltravers, un giovane di belle speranze proveniente da Eton, nelle ore che dividono una lezione dall'altra rende omaggio alla sua passione più grande, la Musica. Eccellente violinista, spesso si esercita nel suo appartamento con l'amico di sempre, William Gaskell, un valente pianista, fino a quando una sera non si ritrova attratto da alcuni spartiti molto particolari, contenuti in un manoscritto datato 1744, che in un gesto impulsivo e quasi inspiegabile ripone sul leggio e comincia a suonare. La melodia dell'Areopagita, l'unica suite recante un titolo vero e proprio, invade presto la stanza, ma improvvisamente accade qualcosa di straordinario e di sconvolgente al contempo: un rumore sinistro proveniente dalla sedia di vimini alle spalle di John Maltravers riecheggia nell'aria, ma il musicista, sorpreso, seccato e divertito, decide di portare a termine l'opera, riporre il violino e andare a dormire. Qualche tempo dopo, però, il fatto si ripete ed insieme ad esso una sensazione strana comincia a pervadere l'animo del ragazzo che, voltandosi, riesce a scorgere, seduto sulla sedia di vimini, la sagoma di un uomo. Chi è quest'uomo misterioso? Ha davvero un legame ha con l'Areopagita? 

Quella de Lo Stradivari perduto è stata un'esperienza di lettura molto particolare e sicuramente unica nel suo genere: considerata un vero e proprio classico ed una pietra miliare nell'ambito delle ghost stories, l'opera di Falkner riesce a trasportare il lettore in un mondo magico e surreale grazie alle sue atmosfere rese perfettamente dallo stile armonioso e assolutamente strabiliante che lo contraddistingue, in grado di rendere il tutto, nel suo insieme, incredibilmente evocativo, ma è proprio questo aspetto che fondandosi con un tratteggio preciso, senza alcuna sfumatura e particolarmente curato dei personaggi, delle ambientazioni e soprattutto delle descrizioni riesce al contempo a trasmettere al lettore un senso di realtà inaspettata, una sensazione strana da cui fuggire è impossibile che lo spinge a credere, senza alcun timore, che ciò che sta leggendo sia effettivamente accaduto, al di là di ogni credenza o superstizione. 

La storia, nella sua costruzione narrativa, risulta essere semplice, senza intrecci complessi o dinamiche di cui è difficile seguire il corso e vede nella sua forma, quella del diario, un elemento particolarmente interessante. Voce narrante, però, non è come ci si potrebbe aspettare quella del volto protagonista dell'intero romanzo, ma quella della sorella dello stesso verso la quale il lettore non potrà non empatizzare: l'intensità emotiva con cui riesce a narrare simili avvenimenti non può far altro che colpire il cuore e l'animo di chi legge, la naturalezza con cui il tutto viene trasmesso e la profondità con la quale vengono analizzate le singole emozioni riescono a coinvolgere completamente il lettore che si sentirà, nell'immediato, parte della storia, intrappolato, volente o nolente, in quel vortice emotivo che non potrà in alcun modo evitare. Gli eventi che hanno scatenato la redazione del diario, inoltre, costituiscono un ottimo espediente per sottolineare due delle tematiche principali del romanzo: se da una parte assumono infatti particolare rilievo gli Affetti e i Legami Familiari, che vengono resi molto intensamente in tutta la loro complessità ed il loro dolore, dall'altra l'autore, molto abilmente, si scontra con la Malattia, con il suo decorso, il suo essere strettamente personale, a volte fin troppo egoistica ed incredibilmente delicata al contempo, il tutto in un'armonia perfetta di Amori ed Amicizie in gran parte inaspettate. Ovviamente, però, non passa in secondo piano l'elemento fulcro dell'intero romanzo, il mistero che si cela dietro il fantasma apparso al musicista protagonista della storia, che riuscirà, con una semplicità disarmante, ad ammaliare chiunque si ritrovi, anche solo per caso, il piccolo capolavoro tra le mani.

Il mondo quasi onirico in cui John Meade Falkner fa viaggiare ogni lettore non può che segnare fortemente anima e corpo, Lo Stradivari perduto non è sicuramente una di quelle che storie che una volta lette potranno essere dimenticate poiché dietro alla sua apparente semplicità si nasconde davvero un universo magico ed intenso al contempo.

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