lunedì 17 luglio 2017

Recensione [Fumetti]: Dylan Dog - Mater Dolorosa di Roberto Recchioni e Gigi Cavenago


Prezzo: € 20,00
Ebook: € 11.43
Pagine: 160
Genere: Classici istantanei 
Editore: BAO Publishing
Data di pubblicazione: 29 Marzo 2017

Nove anni dopo l'uscita dello storico albo Mater Morbi, Roberto Recchioni, ormai maître à penser di Dylan Dog, torna a scrivere l'iconico personaggio femminile da lui creato in una storia dell'Indagatore dell'Incubo creato da Tiziano Sclavi il cui comparto visivo viene affidato a Gigi Cavenago, che dipinge un centinaio di tavole di rarissima bellezza ed equilibrio pittorico. L'albo esce in edicola per celebrare i trent'anni dalla prima pubblicazione di Dylan Dog e ora BAO Publishing ne propone una versione oversize con sessantacinque pagine di extra testuali e visivi, rarità, dietro le quinte, commenti degli autori, lettering riveduto e corretto nel posizionamento dalla letterista originale, il tutto stampato su una delle migliori carte patinate opache del mondo. Un volume che davvero non può mancare nella libreria di chiunque ami veramente il Fumetto.

Quello di Dylan Dog è, forse, uno dei personaggi più amati e al contempo più controversi della storia del fumetto italiano. Nato dalla mente di Tiziano Sclavi, con il tempo ha visto sempre più appassionati e non avvicinarsi alle sue storie, appassionarsi alle sue vicende ed interessarsi, a volte morbosamente, al suo personaggio. Negli ultimi anni, però, si cominciava a percepire tra i suoi lettori uno scontento generale: nel nuovo Dylan, infatti, molti non riuscivano a percepire quel qualcosa di familiare, di intenso e forse di umano che lo aveva reso così tanto affascinante, così come non riuscivano più ad intravedere la curiosità e l'interesse che ogni suo albo era in grado di scatenare. Dylan Dog, in sostanza, aveva perso il suo fascino. Almeno fino al momento in cui Mater Morbi (albo n. 280) e Mater Dolorosa (albo n. 361) non hanno infranto il muro gelido che si era creato, riportando l'Indagatore dell'Incubo al centro dell'idillio che gli ha donato la vita. 

Quella contenuta in Mater Dolorosa è una storia intensa, profonda, una di quelle che non puoi non sentire sulla pelle, una storia che narra di un dolore atroce in grado di annullare qualsiasi facoltà, sia dal punto di vista fisico che da quello emotivo, e di un amore senza confini, quello che solo una madre può provare, a dispetto di chiunque altro, per il proprio figlio, una storia di due donne incredibilmente forti, agli antipodi, ma disposte a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo: conquistare l'anima di un bambino.

Concepita inizialmente come una storia autocelebrativa del personaggio stesso, in realtà quella contenuta in Mater Dolorosa si erge ben al di sopra di una qualsiasi tradizionale etichetta regalando ai propri lettori non solo un albo spettacolare che BAO Publishing riprende rendendolo più ricco nel suo insieme, ma anche e soprattutto vere e proprie emozioni in cui perdersi, in cui immergere anima e corpo per vivere una delle esperienze di lettura più coinvolgenti mai affrontate. Fin dalle prime tavole, che portano la firma di Gigi Cavenago, un giovane illustratore particolarmente promettente, infatti, sarà impossibile non sentirsi pervasi da un senso di angoscia, di dolore e di speranza ed esattamente come se non fosse un semplice spettatore, il lettore non potrà fare a meno di sentirsi parte integrante della storia, che si ritroverà a vivere in prima persona come se Roberto Recchioni avesse guardato dentro la sua, di vita, e l'avesse ripresa, fedelmente, con un'intensità che solo pochi autori sono in grado di raffigurare e soprattutto trasmettere. Il tutto viene reso ancora più efficacemente dal tratto morbido ed evanescente prima, forte prepotente dopo, e dall'uso sapiente di una gamma di colori particolarmente evocativa capace di dare voluminosità all'intera storia e di creare sfumature fuori da ogni canone o convenzione, che caratterizzano quelle tavole che si susseguono ad un ritmo incredibilmente travolgente in grado di trasportare il lettore nelle acque torbide dell'animo umano.

Molti sono, poi, i riferimenti agli albi passati di Dylan Dog, a quelli che hanno forgiato il suo personaggio e costruito, passo dopo passo, la sua storia ed il contesto in cui adesso lo vediamo inserito: unitamente alle diverse personalità che anche qui troviamo ben caratterizzate, questi continui rimandi riescono non solo a rendere la lettura ancora più interessante ed intraprendente di quanto si potesse immaginare, ma anche, a suo modo, incredibilmente formativa sia per quei lettori che si ritrovano ad un primo approccio con il mondo dell'Indagatore dell'Incubo sia per quelli che, di Dylan Dog, ormai ne possono rendere un ritratto preciso e puntuale

Differenti sono, infine, le grandi tematiche che Roberto Recchioni e Gigi Cavenago affrontano con le complessità offerte dal filone narrativo in cui inserire questa nuova rinascita, se così la si vuole chiamare, del protagonista assoluto del fumetto: quello che ritroviamo in Mater Dolorosa è un Dylan alle prese, prima di chiunque altro, con se stesso e con la propria anima, un bambino prima ed uomo dopo deciso più che mai a fronteggiare quella che da anni costituisce la sua battaglia più grande, quella malattia che oltre che a colpire il corpo risulta essere debilitante anche per il proprio spirito. Ma il fumetto assurge a molto più di questo raccontando la forza dell'amore di una donna, di una madre e di una moglie disposta a tutto pur di proteggere il frutto suo più caro e la forza distruttrice che sta al suo più completo opposto, la bramosia di un potere sull'animo umano che mai, nonostante tutto, potrà averla vinta

In un intreccio complesso, ricco e dettagliato Roberto Recchioni riesce ad ergersi al di sopra di ogni critica portando il grande pubblico davanti ad un albo emotivamente e graficamente perfetto.

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