martedì 31 gennaio 2012

Un Tè con... Miriam Mastrovito


Nel mio studio ancora si respira un'aria magica, ho da poco finito il libro Il Mistero dei Libri Perduti ed ho il piacere di intervistarne l'autrice: Miriam Mastrovito!
La recensione del libro la trovate QUI

Parliamo subito del tuo libro: con Il mistero dei libri perduti si ritorna finalmente ad un fantasy vecchio stile, più vicino sicuramente a Narnia e a La Storia infinita. Come mai hai scelto questo filone?

Penso sia stato il fantasy a scegliere me e non il contrario. Le storie, i personaggi arrivano e mi chiedono di essere raccontati. Io sono solo un tramite.
Il fantasy per me non è solo un genere letterario, è una filosofia di vita, quella che sento mia. Forse è per questo che mi sceglie.

In un mondo fato di reality e veline il piacere di un buon libro sembra esser ormai privilegio di pochi, secondo te da cosa è dovuto questo fenomeno?

Viviamo in una società che, sempre più, tende a imbrigliare e omologare la nostra fantasia. La televisione, i videogame, i giocattoli ipertecnologici ci suggeriscono immagini preconfezionate, percorsi prestabiliti, lasciando pochissimo margine all’inventiva. Nella mia infanzia il successo di un gioco dipendeva soprattutto dalla fantasia. I giocattoli erano meno elaborati e riuscivamo a divertirci con poco. Una semplice scatola di cartone poteva trasformarsi in un veliero o in un’astronave e farci partire per mete lontane. Ricorrere all’immaginazione era indispensabile. Oggi non è più così. I pupazzi parlano, hanno già un nome e una storia, le astronavi sono già confezionate e funzionano in un preciso modo, i film danno un volto agli eroi e ci forniscono fotogrammi realistici di qualsiasi ambientazione. I bambini, e con loro gli adulti, non hanno più la necessità di inventare. Questo ci ha impigriti. Leggere un libro richiede impegno e capacità di immaginazione, è come scegliere di giocare a “facciamo finta che” con una scatola di cartone in un mondo che ti mette a disposizione un’astronave. Per fortuna una minoranza preferisce ancora la prima possibilità. 

Leggere è magia: quanta magia c'è nella tua vita?

La vita è magia, non solo la mia. Sta a ciascuno di noi scegliere se riconoscerla o ignorarla. Leggere è un buon modo per praticare la magia.

Per tutto il libro i protagonisti pregano la Luna, per loro è come una divinità: come mai hai scelto proprio la Luna?

La Luna è una divinità nelle religioni pagane. La Wicca, per esempio, può definirsi una religione sia Solare che Lunare. 
Per i troll, impossibilitati a esporsi ai raggi del Sole, la Luna non può che rappresentare la divinità per eccellenza. Il loro tempo, nel romanzo, si misura in relazione alla Luna, essa è la principale fonte di luce (sebbene parliamo di luce riflessa) alla quale possano fare riferimento, è madre, è amica, è fonte di energia vitale.

Se dovessi descriverti con un libro quale sceglieresti?

Il mistero dei libri perduti sicuramente è il romanzo che mi rappresenta meglio. Si può dire che io e Tea Reali siamo la stessa persona. Se dovessi indicare un libro noto per fornire un’indicazione a chi non conosce il mio, direi Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll.

So che sei mamma: inventi mai favole per i tuoi figli?

Invento e scrivo soprattutto per i miei figli ma non sono brava a improvvisare, se è questo che intendi.

Tra tutti i personaggi de Il Mistero dei Libri Perduti a quale sei più legata e perché?

Senza dubbio ad Adelindo. Non potrebbe essere altrimenti perché è stato lui a suggerirmi di scrivere questa storia. 

Hai in progetto altri libri?

Sì. Benché Il mistero dei libri perduti sia un romanzo autoconclusivo non escludo di scrivere un sequel, ma ho anche un’altra idea… 

Grazie mille e in bocca al lupo 

Grazie a te e che il tuo cammino sia baciato dalla Luna.

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