mercoledì 12 dicembre 2012

Anteprima: Perchè credere negli angeli di Santina Angeli-Busi



Per gli amanti del genere New Age ecco una novità in libreria dal 13 Dicembre!!




Santina Angeli-Busi è nata a Locarno nel 1946. Scrittrice di fiabe per bambini e di drammi radiofonici, ha collaborato come cronista con diversi quotidiani ticinesi e numerose riviste femminili. È autrice di due romanzi e di numerose raccolte di racconti.

In questo libro raccoglie una serie di testimonianze, davvero sorprendenti, di persone che hanno sperimentato la presenza di "esseri di luce" nella loro esistenza quotidiana, che hanno sentito la loro energia, che sono stati aiutati o salvati nelle situazioni più diverse. Leggere le loro storie, una dopo l’altra, anche con un pizzico di giusto scetticismo, permetterà al lettore di guardare alla vita in un modo nuovo, percependo, dietro la sua superficie, profondità impreviste e insondabili.

Gli angeli sono, infatti, profondamente radicati nell’immaginario collettivo. Ne sentiamo parlare fin dall’infanzia e li incontriamo ovunque, nella pittura, nella scultura, nella letteratura e nel cinema, in tante creazioni della cultura popolare. Per qualcuno rappresentano soltanto l’ingenua proiezione del bisogno di credere in una forza positiva e un po’ magica, ma per molti altri sono ben di più, rinviano a un mondo ultraterreno che ci è precluso finché viviamo, rimandano a Dio, Bene supremo.

Credere agli angeli e alla loro protezione significa credere nell’esistenza di un’altra dimensione, che sfugge ai sensi, ma che interseca la nostra vita. Perché ci sono vie di comunicazione sempre aperte e gli angeli le percorrono incessantemente, in tutte le direzioni.

Se vedete una piuma bianca che scende leggera o una luce nel buio, se sentite una carezza o un improvviso senso di pace e pienezza, un angelo potrebbe essere accanto a voi.

Dalla Prefazione

Gli angeli esistono! Sono una miriade, in numero incalcolabile. Molte persone ritengono che gli angeli siano conosciuti solo dalle religioni cristiane. Nulla di più sbagliato. Sono presenti in tutte le religioni. Che abbiano ali o ne siano sprovvisti è irrilevante. Per l’islam, il profeta Maometto, fra altre visioni, ebbe anche quella dell’arcangelo Gabriele che nella grotta di Ghar Hira, presso La Mecca, gli mostrava un rotolo di stoffa contenente la parola di Dio. Si trattava dei testi del Corano. Il libro tibetano dei morti afferma che dopo la morte il fedele buddhista potrà incontrare sia demoni che angeli e che da quest’ultimi verrà accolto gioiosamente. Nella festa di Pesach, gli ebrei ricordano come Dio, nell’ultima delle dieci piaghe che funestarono l’Egitto, mandò un angelo a sterminare i primogeniti egiziani, ma salvò quelli degli israeliti. Gli Hare Krishna definiscono gli angeli Esseri celesti con forme corporali. Questi pochi esempi per citare solo alcune delle religioni note. Tutte riconoscono l’esistenza degli angeli, anche se danno loro nomi diversi, così come avviene fra i popoli che professano le «religioni naturali». A differenza delle religioni rivelate, quelle «naturali» non hanno un fondatore terreno e credono nell’esistenza di spiriti buoni e spiriti cattivi. Sono le «religioni» di alcuni popoli riuniti in tribù sparse in tutta l’Africa. Comunque sia, tutte le religioni sono concordi nel credere che, al di sopra di tutto e di tutti, vi sia un unico Dio. Per le «religioni naturali» è uno spirito superiore. Che si chiami Dio o in altro modo, è la divinità suprema, unica cellula dalla quale tutti discendiamo e alla quale i nostri spiriti torneranno, essendo appunto parte della stessa, accompagnati dai nostri angeli personali. Se solo si riflettesse che siamo tutti parte di un «unicum» e vi torneremo per esservi riuniti, le guerre di religione non avrebbero senso. Allo stesso modo non hanno senso le guerre fra popoli e nazioni, se vedessimo nel nostro prossimo parte di noi stessi e se, al materialismo, prevalesse la nostra essenza spirituale. Occorrerebbe solo avere il coraggio di cambiare la visione che abbiamo del mondo, del nostro vivere quotidiano, di noi stessi. Perché credere agli angeli raccoglie le testimonianze di persone che hanno visto e sentito gli angeli e, tramite loro, hanno ricevuto in dono poteri di guarigione o medianità. È possibile a tutti, bambini e adulti, vedere gli esseri di luce, senza per questo diventare santi, guaritori spirituali o medium. Dipende dalla nostra personale predisposizione a recepire il soprannaturale, dall’evoluzione del nostro spirito, dalla nostra umiltà nell’accettare che non tutto è spiegabile e riproducibile in laboratorio. «Credendo vides!»: se vuoi vedere devi credere. Gli angeli ci soccorrono nei momenti di difficoltà, incertezza, tristezza o pericoli imminenti. Possiamo sentire che ci accarezzano, toccano, sostengono nelle cadute, come se fossero presenza fisica. Non sempre, tuttavia, cogliamo i segnali che ci mandano. Anche noi possiamo essere angeli o fare da loro tramiti. Chissà quante volte, senza rendercene conto, lo siamo stati per qualcuno, come altre persone lo sono state per noi, in circostanze particolari anche se non necessariamente spettacolari. Noi siamo energia. Dopo la nostra morte corporale il nostro spirito, che è energia, convertito in corpo di gloria continuerà a vivere. Ecco che allora si possono considerare angeli anche i defunti: ci appaiono in sogno, come visione reale solitamente fuggevole nei momenti di pericolo, difficoltà o come apparizione per darci un messaggio. Angelo significa messaggero. Sono stati appunto messaggeri e tramiti degli angeli le persone che ho incontrato e mi hanno permesso di far conoscere a tutti le loro esperienze.

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