Recensione: Un pappagallo volò sull'Ijssel di Kader Abdolah


Prezzo: € 19,50
Ebook: € 9,99
Pagine: 544
Genere: Narrativa
Editore: Iperborea
Data di pubblicazione: 9 settembre 2016

Lungo le placide sponde del fiume IJssel, quattro paesini dell’Olanda profonda si ritrovano ad accogliere un gruppo di rifugiati. Provenienti da diversi angoli del Medioriente ma uniti dalla comune cultura islamica, sono i primi stranieri ad arrivare negli anni ’80 in questi centri di rigorosa tradizione protestante, incontrando la spontanea solidarietà dei locali e un nuovo mondo che li obbliga a interrogarsi sulla propria identità. Dall’affascinante Memed, che allaccia una difficile relazione con un’olandese, all’interprete Lina, che si adopera per l’integrazione fino a essere eletta in Parlamento, a Khalid, discendente da una famiglia di miniatori del Corano, che si fa strada come restauratore museale e «pittore di gay». Dai fieri «dodici anziani» che tengono vive le antiche radici, alla ribelle Pari, che lascia il marito, studia l’olandese e comincia a scrivere per un giornale, pagando a caro prezzo la propria emancipazione. Ma le nuove ondate di profughi e populismi, l’11 settembre e l’omicidio di Theo van Gogh rompono i loro precari equilibri. In un imponente romanzo corale Kader Abdolah racconta dall’interno, con gli occhi degli immigrati, l’Olanda della proverbiale tolleranza che degenera in contrapposti radicalismi. E trasportando nell’Europa di oggi la poesia delle fiabe persiane, affida al pappagallo di una vecchia guaritrice olandese il ruolo di testimone delle umane vicende e mediatore, attraverso la letteratura, tra Oriente e Occidente. Mentre la Storia scorre inarrestabile come il fiume IJssel, a cui i profughi, per antica usanza, continuano a confidare sogni, dolori e paure, attendendo speranzosi una risposta.

Ci sono emozioni che possono essere raccontate solo attraverso i libri, che possono essere urlate solo con le parole scritte, emozioni che possono trovare il loro vero essere solo all'interno della carta stampata, e ci sono tematiche che possono arrivare al cuore delle persone anche e soprattutto grazie ai romanzi. Quello di cui di vuole fare portatore Kader Abdolah è proprio questo: con Un pappagallo volò sull'Ijssel riesce a dare voce ad una realtà da cui spesso oggi vogliamo rifuggire e di fronte alla quale chiudiamo coscientemente gli occhi attraverso una narrazione intensa, vera e profonda che non lascia spazio a dubbi.

Memed Kamaal. E' con questo nome che impareremo a chiamare il protagonista della nostra storia, ma la sua vera identità è un'altra. Fuggito dalla guerra e dalla povertà e sbarcato in Olanda come richiedente asilo, per Memed e la sua piccola Tala sta per iniziare una nuova vita in quel piccolo villaggio situato sulle rive del fiume Ijseel che, a suo modo, li adotterà prima e li ripudierà dopo. Esattamente come lui, nel corso degli anni, poi, altri mediorientali si insedieranno nelle vite dei cittadini olandesi creando, del tutto incolpevolmente, disagi e sconvolgimenti. Ed è così che Kader Abdolah, in un romanzo corale ed incredibilmente efficace, narra le vicende di semplici uomini, passando da Memed e la sua irrefrenabile passione per un mestiere, quello del meccanico, che va al di là di tutto, a Lina, l'interprete che porta sulle spalle la vita stessa dei nuovi arrivati, a Khalid ed il suo amore per l'arte, e a molti altri, scampati alla miseria e alla morte per trovare un rifugio tranquillo dove poter vivere, crescere i loro figli e far divenire realtà i loro piccoli sogni, tra difficoltà legate alla lingua, alla religione, alla semplice ed affascinante diversità e a quei pregiudizi che una volta radicatisi fatichi ad estirpare.

Fin dalle prime pagine la sensazione che dietro la storia di Memed e di Tala si celi un insegnamento profondo ed importante si fa strada nelle mente del lettore che si approccerà, inevitabilmente, alla lettura in modo diverso, sicuramente a cuore aperto, sicuramente con la speranza ed il dolore nell'anima. Le scene con cui si aprono il libro non faranno, poi, che confermare un'ipotesi tanto azzardata creando nel suo spettatore un'aspettativa per nulla scontata che, potete starne certi, non verrà delusa.

I punti di forza di questo romanzo sono tanti, ma tre particolari, a mio avviso, l'hanno reso perfetto così com'è stato presentato. Spiccano, in primis, i diversi Personaggi con cui il lettore imparerà a fraternizzare, tutti quegli uomini e quelle donne che entreranno a far parte della sua vita, che la coloreranno e che ne renderanno più dolce il suo lento proseguire: a partire dal protagonista assoluto, Memed, fino ad arrivare a tutti gli altri, come Lina, Khalid, il Colonnello, Iris, per citarne alcuni, ognuno di essi sarà in grado di segnare passaggi importanti all'interno della storia rendendosi indimenticabili e soprattutto insostituibili, trovare personalità così ben delineate e caratterizzate altrove è quasi impossibile e, credetemi, una volta terminata la lettura non potrete non passare giornate intere ripensando alla loro sorte, al loro destino e alla vita che un giorno non molto lontano anche i loro figli condurranno, esattamente come se fossero vostri amici, come se fossero persone realmente esistenti od esistite. Non meno importante è, poi, la Tematica che l'autore, con una storia così bella ed intesa, vuole affrontare: soprattutto al giorno d'oggi parlare di Profughi, o migranti, è diventato essenziale, così come lo è divenuto accompagnare l'umanità verso un percorso di comprensione e di accettazioneestirpare i pregiudizi inutili e dannosi deve essere un obiettivo comune e tutto questo Kader Abdolah lo trasmette in una maniera tanto semplice quanto efficace rappresentando un Paese, quale l'Olanda, dapprima accogliente e premuroso ed in seguito timoroso e disprezzante nei confronti di chi la paura, la guerra e la miseria le hanno viste materializzarsi davvero davanti ai proprio occhi. Il messaggio che si vuole lanciare, con questo romanzo, è tanto immediato quanto, visti i recenti sviluppi nel mondo, complicato, e dire che basterebbe un minimo di sensibilità nell'animo. Infine, l'ultima cosa che mi ha colpita profondamente risiede nello Stile dello scrittore, che io ho avuto modo di scoprire solo con questo romanzo: la prosa di Kader Abolah è magnificamente fluida e sognante, la delicatezza con cui la sua penna affronta determinante vicende è semplicemente disarmante e credetemi se vi dico che leggere una sua storia ha il sapore di una fiaba.

Chiudere un libro che si porta dietro tante emozioni è come chiudere un capitolo della propria vita, doloroso a volte, necessario altre, ma quello che le vite qui raccontate saranno in grado di lasciarvi dentro vi sorprenderà e del tutto inaspettatamente conquisteranno una nicchia incancellabile nel vostro cuore.

Commenti

  1. Nuova follower, ho appena scoperto questo blog!
    Buon weekend!
    xoxo

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  2. Ho letto 'Il corvo' di questo autore e mi era piaciuto molto!
    Non sapevo di quest'altro libro, dovrò recuperarlo

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