LE NOSTRE RECENSIONI


Incontro con l'autore... Andrea Scanzi


Libro: La politica è una cosa seria
Autore: Andrea Scanzi
Editore: Rizzoli

“La politica è schifosa e fa male alla pelle-. L’autore è Giorgio Gaber, l’anno è il 1980 ma potrebbe essere il 2019. Credo anzi che se Gaber l’avesse scritta ai giorni nostri sarebbe stato persino meno tenero”.



E’ l’incipit del nuovo libro di Andrea Scanzi che, accostato al titolo, mostra già nella ricerca del contrasto una delle colonne portanti della sua struttura. Contrasto, o contrapposizione, tra passato e presente, tra eccellenze e mediocrità, tra virtù e immoralità, tra vigore politico e indolenza che si manifesta nella scelta di cinque esempi di personaggi politici del passato e cinque del presente. Quelli del passato rappresentano quattro casi positivi e uno negativo: Ferruccio Parri, Sandro Pertini, Enrico Berlinguer, Antonino Caponnetto e Giulio Andreotti. Quelli del presente, in maniera speculare, mostrano quattro esempi negativi e uno positivo: Silvio Berlusconi, Massimo D’Alema, Matteo Renzi, Matteo Salvini e Stefano Rodotà. Pur nella soggettività del giudizio che, mai come sugli argomenti politici, trova le radici della verità nel diverso humus culturale ed emotivo del giudicante, riesce relativamente semplice collocare il segnalino buono-cattivo sui nomi indicati. Ad ognuno di essi Andrea dedica un capitolo, raggruppandoli in due diverse sezioni a seconda dell’appartenenza al passato e al presente. Sono descrizioni schiette, sincere, irriverenti, in perfetta linea con il personaggio Andrea Scanzi che siamo abituati a riconoscere sul piccolo schermo. Più che narrarne le “gesta” politiche, cerca di farne un ritratto privato, una sorta di valutazione della caratura del personaggio analizzato, talmente convincente da insinuare una piccola breccia nelle possibili divergenti convinzioni di chi lo sta leggendo. Non si ricerca il compiacimento del lettore; i giudizi, specie quelli negativi, sono fortemente tranchant, frutto di una completa maturazione del processo di giudizio giunto ad uno stadio che difficilmente ammetterà revisioni.



Ma dalla contrapposizione tra passato e presente, che può rappresentare l’intelaiatura di questo saggio politico, appare nella sua totale evidenza il grande messaggio veicolato da queste pagine: la devastante regressione della statura morale e politica dei personaggi protagonisti della ragion di stato. Una deriva evidente, preoccupante, che ha compiuto il suo percorso iniziale strisciando, non facendosi avvertire sensibilmente, per poi sollevarsi ed imprimere passi pesanti e acquistando una forza tale da non poter immaginare cosa possa arrestarla. Come è stato possibile, nell’arco di meno di un secolo, passare da Ferruccio Parri a Matteo Salvini? Come poteva convivere l’esempio di Antonino Caponnetto con il Berlusconismo? Come ha potuto, la Sinistra italiana, dalle ceneri di Berlinguer generare Matteo Renzi? Sono interrogativi che prendono vita non appena si è chiusa l’ultima pagina di questo libro, che si legge con fluidità e apparente velocità per poi lasciarti uno strascico indefinibile per parecchi giorni. E quando questo accade è sempre un segnale importante per la qualità di un libro. E come ogni buon scrittore, Andrea Scanzi non fornisce le risposte, anzi in maniera conclamata le evita scientemente. Le risposte, come i giudizi, dovranno prendere forma, o infinite forme, nel laboratorio della nostra coscienza. Per la creazione di questa consapevolezza riceviamo comunque un aiuto diretto dall’autore sottoforma di un capitolo conclusivo nel quale introduce degli elementi musicali da abbinare ai vari capitoli. Elementi che preleva dalla propria invidiabile cultura e background musicale, come i riferimenti a Neil Young, Ivan Graziani, Bruce Springsteen, Dire Straits, Ivano Fossati e Pink Floyd. Certo tutto ciò riconduce ad un infausto contrasto se pensiamo, come indicato nella premessa, che “ieri c’era Fabrizio De Andrè e oggi Sfera Ebbasta”, ma è con una encomiabile ironia che l’autore stesso ci dice che “ieri c’era Montanelli e oggi Andrea Scanzi”. Ma nell’esplorare il mondo del giornalismo odierno non possiamo fare a meno di individuare a colpo sicuro coloro che allineano il proprio pensiero ad interessi ed influenze superiori e chi, come Andrea, ogni giorno si prodiga per la libera espressione di sé.



Di seguito un riassunto delle domande e curiosità alle quali la comunità dei blogger ha sottoposto Andrea. 



D. Quali sono stati i criteri di scelta sui personaggi del libro? 

Il primo criterio è stato quello stilistico-letterario, cercando di capire quali personaggi potessero stimolare la mia penna. Quando scrivi un libro ti serve la benzina, un propellente, uno stimolo. Per esempio, quando ho immaginato di scrivere di Pertini ho avuto subito un intero capitolo davanti agli occhi. Il secondo criterio, forse più importante, è stato quello della passionalità, dell’emotività. Ho così scelto i personaggi che mi hanno smosso tanto emotivamente, come Pertini, Caponnetto, Berlinguer, Parri contrapponendoli a personaggi fortemente respingenti, la cui funzione è di far rimpiangere ancora di più i primi.

D. E’ forse questo il motivo per cui non parli degli esponenti dei Cinque Stelle?

E’ una domanda che mi sento porgere spesso. C’è una motivazione a carattere temporale, perché quando racconti la vita di un politico è necessario avere un quadro composto da tanti anni da raccontare. Se mi soffermo a pensare ad un protagonista dei Cinque Stelle, gli unici due potrebbero essere Di Battista e Di Maio. Ma mentre il primo ha addirittura cessato di fare politica, per il secondo entra in campo un motivo particolare. Sebbene io mi ritenga in grado di poter dare giudizi completi su quasi ogni aspetto della politica, su Di Maio racconterei qualcuno che non riesco ancora a mettere a fuoco. Ancora oggi faccio fatica.



D. Il tuo direttore Marco Travaglio, parlando del non-processo a Salvini sul caso Diciotti, ha detto che si trattava di una questione di principi e ultimamente dei principi non interessa più a nessuno. Questo ci riporta al tuo libro, dato che sembra diviso in due parti, con politici che procedevano con senso del principio e altri no.

La tua più che una domanda è una recensione perfetta, faccio fatica ad aggiungere un solo punto o virgola, dato che è esattamente quello che penso. E’ una delle scintille che ha fatto nascere questo libro. I politici di oggi, che quasi sempre non hanno al centro la questione morale o di principio sono completamente opposti a gente come Ferruccio Parri, una figura incredibile praticamente dimenticata. Il concetto di principio è adesso decaduto, fuori moda. 

D. Come si inverte questa tendenza?

E’ complicato, e mi viene da citare un passaggio di Gaber: “vorrei dire proprio a Platone che il politico è sempre meno filosofo e più coglione”. Era il 1980. Questo significa che anche 30 anni fa non è che ci fosse tutto questo mondo idilliaco nella politica. Io non ce l’ho la ricetta e non la possiamo trovare nel libro. Ho raccontato un episodio, nel libro, su Antonino Caponnetto. Lui chiede di andare a Palermo, e decide che è necessario istituire un gruppo, un pool, che tratti solo di mafia. E’ geniale. Non solo: dentro questo pool mette i più audaci del tempo , cioè Falcone e Borsellino. Potete capire quanto lui abbia poi sofferto nei mesi successivi alle stragi che ci hanno privati di queste grandi figure. Il senso di colpa lo costrinse, all’età di circa 70 anni, a fare un tour nelle scuole italiane per diffondere i principi della lotta alla mafia e la storia di Falcone e Borsellino. Alla fine dei suoi discorsi lui diceva: “ragazzi, adesso tocca a voi. Siete voi a dover continuare la lotta e salvare la memoria di chi ha dato la vita per la lotta contro la mafia. E’ in quel frangente che ho avvertito una sorta di vento nuovo, di spinta. Non voglio dire che adesso non ci sia più, ma se mi domandi come si possa uscirne, serve qualcosa di nuovo, qualcosa che sparigli le carte. Un effetto Bradbury.

D. Al proposito ho due domande in merito: non pensi che non sia un caso che la regressione della caratura dei personaggi politici sia direttamente proporzionale alla deriva del bagaglio culturale degli stessi?
E per quanto riguarda come invertire la tendenza, ho notato che nel tuo libro non ci sono personaggi femminili, nel bene e nel male. Non pensi che l’ingresso sulla scena, non tanto di una figura femminile, ma di una sensibilità femminile possa creare quello scompiglio, quell’effetto Bradbury che potrebbe portare al cambiamento?

Io in genere detesto le generalizzazioni e quello che stiamo dicendo lo avremmo potuto dire nello stesso contesto politico di trent’anni fa. io nel libro cito un film, Il divo, che per me è un capolavoro pop. Io consiglio questo film anche per vedere tutti i personaggi che stanno intorno ad Andreotti. Anche all’epoca c’erano personaggi improponibili e la satira si divertiva parecchio. Io vado spesso in televisione e mi accorgo di parlare da solo. Il livello è di una bassezza esasperante, da destra a sinistra. Perché è successo? un po’ è anche un discorso generazionale, perché ogni generazione è fortemente dipendente dall’humus storico e culturale che ha intorno. Se ci fate caso anche in altri ambiti, come per esempio la musica e la letteratura, abbiamo vissuto, a cavallo degli anni ‘60 e ‘70 i decenni più ricchi a livello musicale. Dove sono finiti ora? La realtà è che allora si era più stimolati, più recettivi, più geniali. Vogliamo prendere una classifica dei libri di quest’anno confrontandola con una di 30 anni fa? C’è stato un crollo. Ti rispondo anche sulle donne. Come a te, non mi manca la presenza delle donne, mi manca la femminilità. Questo però ci ha portato a idealizzare e sopravvalutare alcuni personaggi della politica solo perché donne. Io ho letto la biografia di Michelle Obama, che credo potrebbe essere una figura dirompente tale da introdurre questo elemento della femminilità. Ma proprio in America si è fatto l’errore di voler imporre una donna a tutti i costi, ma era talmente odiata dagli americani che questi hanno scelto Trump piuttosto che votare lei.


Grazie ad Andrea Scanzi per la disponibilità e l’estrema cordialità nel rispondere ed esporre la propria visione sull’attualità politica.


Commenti