LE NOSTRE RECENSIONI


Incontro con l'autore... Valentina Schifilliti


Data: 25 Marzo 2019
Luogo: sala riunioni di Giunti Editore - Milano
Autore: Valentina Schifilliti

Mentre fuori un vento impetuoso fa vibrare le vetrate dei palazzi circostanti, insieme ad altre colleghe sono in attesa di Valentina Schifilliti, anche conosciuta come @larotten, autrice del libro “L’ora del Te – Le (dis)avventure di Alice in Fashionland”.
Tra una chiacchiera e l’altra, l’occhio guizza tra l’evocativa copertina della copia che ho di fronte, la vista futuristica dalle vetrate e gli intriganti titoli dei volumi esposti nella sala.

L'ORA DEL TE

di Valentina Schiffilliti

Prezzo: € 14,90 | Ebook: € 8,99 |
Pagine: 336  | Genere: Narrativa Moderna |
Editore: Giunti | Data di pubblicazione: 27 Marzo

Trama


Alice è figlia unica, abituata a darsi da fare "per due". Non ha mai voluto deludere i genitori e ha un rapporto speciale con nonna Bice, un tempo sarta in un atelier di abiti da sposa, che facevano sognare Alice fin da piccina con il loro tulle e ricami. Così, dopo la laurea, ha trovato Il Posto Fisso che la famiglia si aspettava da lei. Ma quando alla vigilia di Natale anche quella certezza sembra sfumare, Alice capisce che è venuto il momento di seguire davvero la voce del cuore. Sostenuta dal fidanzato Andrea e dalle sue strambe, adorabili amiche, apre così un profilo social attraverso il quale presentare le creazioni sartoriali uniche che realizza in casa, mentre il gatto Marlon fa le fusa. Le cose non decollano, sono in pochi a seguirla, fino a che, improvvisamente, il destino spariglia le carte. Alice si trova catapultata nel mondo degli influencer, che dominano l'universo del web, suscitatori di like che tintinnano come monete sonanti, maghi capaci di utilizzare i potenti filtri della rete per far sognare i loro follower. Per Alice è davvero l'ingresso in un mondo di "meraviglie", tanto affascinanti quanto pericolose. Perché il filtro dei social media può essere una droga sottile, che scaccia ogni solitudine ma chiede in cambio di consegnare ogni momento privato alla sua luce accecante... Valentina Schifilliti, per tutti noi @larotten, esordisce nella narrativa con un romanzo romantico e brillante. E ci pone, insieme ai suoi personaggi, domande grandi: qual è il rapporto tra la realtà e la sua narrazione in rete? Siamo consapevoli del potere simbolico ed economico che tutto questo esercita su di noi? E soprattutto: saremo capaci di passare attraverso il grande "specchio" social senza perdere l'autenticità che rende la vita degna di essere vissuta?

  
 


INCONTRO

Ho la fortuna di essere la prima a presentarmi e stringere la mano a Valentina, e ho subito la conferma che la foto che la ritrae in terza di copertina è fedele e veritiera: è veramente molto carina, e con una luce e una freschezza che contagia. Giulia Ichino, la Editor Narrativa del Gruppo Giunti, ce la presenta con genuino entusiasmo.

“Una delle cose che colpisce di questa ragazza, è che dà l’impressione di avere una dimestichezza assoluta nella condivisione della propria esistenza con altri (se passate dal suo account instagram, ha al suo attivo oltre 1300 post e 103 mila follower, nda) mentre è ancora capace di emozionarsi tantissimo per il contatto con persone” - a riprova di ciò, Valentina subito commenta, sorridendo quasi timidamente: “No ma poi questo è il mio bimbo, sono molto contenta..!” , come a voler giustificare la propria emozione nel ritrovarsi a presentare il suo primo libro.



Giulia fa una premessa sul singolare retroscena del libro: qualche tempo fa, ma già in un periodo abbastanza attuale in cui pare che anche gli scrittori letterari stiano scrivendo meno perché impegnati a lavorare a testi per cinema e serie tv – come ben sappiamo, in realtà questi due linguaggi stanno diventando molto simili e dai libri, spesso, molte storie passano con successo all’audiovisivo -, mentre era alla ricerca di storie sul mondo del fashion online per conto di alcuni produttori, Giulia si è imbattuta per caso nel profilo instagram di Valentina, che ai tempi (mentre una “certa” Chiara Ferragni stava acquisendo notorietà come infuencer) faceva imitazioni buffe delle fashion blogger, giocando a ricreare i loro outfit stilosi utilizzando materiali di scarto. Una satira intelligente, dunque, ma anche sensibile.


Cogliendo l’occasione al volo, ha contattato Valentina, che a sorpresa, e controtendenza, ha deciso di scrivere un vero libro, con una vera storia. Ecco dunque la storia della protagonista, Alice, e della sua famiglia. Una ragazza con un sogno, e con il tormento di trovare la propria strada nella vita, che entra (o meglio viene catapultata, nel giro di una notte) nell’affascinante e controverso mondo dei fashion influencer.

Come la stessa Valentina conferma, la storia di Alice riflette situazioni che chiunque abbia esperienza sul web può comprendere, dinamiche legate ai social, come il gioire nel veder crescere il numero dei propri follower.

Valentina, continua Giulia, ha attinto alla sua esperienza, ma in questo suo libro d’esordio mette molta della sua emotività, con autenticità e personalità, scendendo anche a compromessi, ma senza oltrepassare il limite che si è posta.

Il titolo, per esempio, l’ha scelto lei, e nasce da un sogno.

“Non riuscivo a trovare un titolo che non fosse banale.. Ero in crisi, alla fine una notte ho sognato che facevo unboxing in casa editrice, ancora non c’era la copertina, allora apro questo scatolone e spunta L’ora del te, scritto proprio in copertina. Ho chiamato subito Giulia, mi ricordavo di averlo sognato con la doppia accezione: l’ora del the, con riferimenti all’Alice di Carroll, e l’ora del te, inteso come è il tuo momento, è ora di fare ciò che ti rende felice. L’ho trovato geniale!”

Il riferimento ad Alice dunque c’era già? (A questo punto, Giulia ci rivela che inizialmente vi erano molti riferimenti all’Alice disneyana, incluse le iconcine dei social, poi rimossi).
Ad un certo punto è venuto istintivo. Ho inizialmente preso ispirazione da un’amica influencer, Alice Basso, che è rimasta integra, pura, nonostante i millemila follower. Mi piaceva l’idea che ci fosse il suo nome, l’ho fatta diventare la protagonista, ma ti vedo dire la verità, non ricordo il momento esatto in cui ho iniziato a mettere Carroll. E’ stato come se fosse sempre stato lì. Ho visto il cartone di Alice nel Paese delle Meraviglie da piccola, era uno dei miei preferiti, anche se è abbastanza inquietante. Ma il personaggio di Alice, come me, è molto curioso, per via della sua personalità spesso si mette nei guai.

Che tipo di lettrice sei, che rapporto hai con la narrativa femminile?
In realtà sono più da gialli, thriller, ma apprezzo molto anche uno come Guido Catalano. Mi piace mixare, è un po’ il mio stile, il fatto di essere seria, ma anche alleggerire un discorso serio sdrammatizzando un po’.

Rispetto all’identità di genere, parlaci di Margherita..
Margherita è l’unico personaggio che esiste davvero, è una mia amica che in realtà si chiama Vittoria e che aveva un bar. In cucina chiacchieravamo mentre lavorava, e un giorno mi disse che non era più Marco, ma Vittoria. È il mio personaggio preferito di tutto il romanzo, ed è la prima persona che mi ha spinto a stare sui social, un po’ come è stata Margherita per Alice.

Come è cambiato il tuo rapporto con la scrittura, come scrivi i tuoi post su instagram?
Esattamente come scrivevo i capitoli del libro: moleskine. (sorride constatando il nostro stupore) Non sono una digitale.. Preferisco carta e penna. Scrivevo tre capitoli alla volta sulla moleskine, poi li passavo al PC. Non riesco a stare al passo coi miei pensieri con la tastiera. Anche i post seri, compresi quelli per le sponsorizzazioni, li faccio così.

Come è stato il tuo approdo alla vita in rete?
Il mio profilo è aperto dal 2013, ma lavorando in comunità inizialmente non mi ci sono dedicata a tempo pieno. Instagram iniziava a prendere piede, una come la Ferragni aveva 1 milione di follower quando ho iniziato (abbiamo appurato che ora ne ha 16 milioni! nda), a cena con amici, parlando di fashion blogger, è uscita l’idea di una pagina fra amici, per scherzo. Non avevo preventivato andasse avanti chissà quanto.. Dopo un po’ le parodie mi hanno stufato. E’ durato tre anni, comprese le interviste fuori dalla FashionWeek, da cui ho preso spunto per la parte del libro ambientata durante la Settimana della Moda. Questa esperienza mi ha permesso di capire quanto molti di quelli che vanno alle sfilate ne sappiano, in realtà, molto poco di moda. All’uscita le persone che intervistavo, a cui facevo domande sullo stilista, praticamente non sapevano chi fosse e si inventavano palesemente le risposte.

A un certo punto ti sei stufata..
All’inizio sì, volevo chiuderlo, poi ho cercato di passare dal mondo della moda, a mio parere patinato e finto, ad altri argomenti più concreti. Non volevo più parlare di una cosa di cui ero stufa, ma di qualcosa che piacesse a me, piuttosto che agli altri, ma ci ho messo un bel po’. Le dinamiche del web sono strane, anche se sei una persona adulta e sana di mente ci sono alcuni momenti in cui ti poni delle domande infantili, tipo “perché non piaccio più”..

Come un certo personaggio odioso che descrivi, la nemica..
Amanda è un mix di persone che ho conosciuto, la maggior parte delle influencer sono quello. Una mia amica ad una sfilata a Roma mi ha raccontato che ne ha viste alcune fare confronti su quanti followers avevano, quanti post dovevano fare, tutto così.

E’ un mondo in cui si possono fare incontri autentici?
Sì, pochi. Quei pochi li ho voluti mettere nel trailer. Per esempio Martina Pinto, che conosco dall’inizio su instagram. Ho scelto lei per la voce di Alice nel booktrailer. E’ un’attrice molto brava, ma “pura”, anche lei la pensa come me sul mondo dei social, cerco la compagnia di persone così.

Ti sentiresti sola senza questo tuo gruppo quotidiano di follower?
No, parto dal presupposto che loro sanno chi sono io, ma io non so chi sono loro. Ho alcuni followers affezionati, ma di base quello che scrivo prescinde dal numero di follower.
Giulia comunica a tutte le presenti che il libro di Valentina, già alto in classifica, è praticamente prossimo alla ristampa ancora prima di uscire, e concordiamo sul fatto che uno dei punti di forza de L’Ora del Te è che dice tante cose vere sui nostri giorni. Pur trattando un argomento sotto alcuni aspetti frivolo, con un tono a volte un po’ fiabesco, tocca tematiche attuali, di vita reale.

Le protagoniste e le loro amiche: qual è il ruolo dell’amicizia al femminile nella tua vita, e quanto di esso è finito nel tuo libro mentre scrivevi?
Pochissimo, in realtà la maggior parte dei miei amici sono uomini, anche perché uno è trans (ride). Preferisco la compagnia dei maschi, le macchinazioni mi stufano. Fossi stata la protagonista del libro, non avrei scelto due amiche femmine. Trovo che l’amicizia tra donne sia una cosa molto rara, infatti ne ho molto poche. Nel libro, Angela è una mamma di una certa età con delle priorità nella vita, Alice è ancora nella via di mezzo, Margherita è già oltre i 40, ma è come se tornasse ad averne 15, ricominciando tutto da capo da donna. Sono tre personaggi molto diversi, che comunque mi piacciono molto.

Ho apprezzato il contrasto tra il mondo effimero ed immateriale della rete, ed il sogno decisamente più materiale della protagonista di fare la sarta, prima ancora che la stilista, cioè di cucire i suoi vestiti. Ai giorni nostri i lavori creativi sono un po’ snobbati..
La bellezza di Alice è che riesce a fare il suo percorso perché parte da una base più materiale rispetto ad altre influencer, ma anche da altre ragazze in generale. È molto legata ai propri affetti, alla nonna, è un po’ una mosca bianca, e si percepisce subito come tale. Ha fatto suoi i momenti che viveva con la nonna, rivivendoli anche in solitudine nel suo laboratorio creativo a casa. Questo la rende speciale. Non è legata al virtuale.

Amanda è un po’ un concentrato delle influencer di adesso, mentre cos’è per te Alice?
Alice ha sicuramente qualcosa di me, e anche qualcosa di persone con cui, come dicevo prima, ho mantenuto dei rapporti, persone che sono riuscite bene o male ad attraversare gli anni su instagram senza mai perdere di vista se stessi. È il lato buono degli influencer, ogni tanto si perde via, ma non è mai uno smarrimento totale.

Il finale è bello, perché non è banale..
Per come è fatta Alice non poteva esserci il lieto fine scontato. Ne sono contenta perché non l’avevamo deciso a tavolino, l’ho voluto riagganciare a quello che spero sarà il mio secondo, che parla di comunità e carcere, della mia esperienza come educatrice. Mi piaceva ci fosse una fine che creava un nuovo inizio su questa tematica.

Alice ad un certo punto si perde, neanche Margherita riesce a rimetterla in carreggiata. Quando hai avuto paura di perderti nei social?
Alice già prima di quell’episodio pensa di smettere, perché è vittima della cosiddetta droga sottile dei social network. Per quanto mi riguarda, mi sono affidata anch’io ad un’agenzia, e Tommaso è il riassunto dei miei agenti fino a due anni fa, prima di firmare il contratto con Giunti. Non mi sono mai persa in quel senso, ma il mio problema, come dicevo prima, riguardava lo switch di argomenti. Non mi veniva più da aprire instagram, perché sapevo non avrei postato quello che la gente si aspettava. Sembra assurdo, non posti per paura che quello che vorresti non piaccia, che non riceva gli stessi like dei post precedenti. Mi sono persa trattenendomi dal mostrare me stessa. Ci ho messo due anni di percorso su instagram per arrivare a fare quello che faccio oggi, cioè quello che mi pare. Sarà anche per il fatto che quando ho aperto il profilo avevo 26-27 anni.

E invece nel rapporto di coppia ha avuto un peso?
No, assolutamente, mi sono anche sposata! All’inizio, forse, qualche litigio, perché lui non faceva le foto seguendo le mie indicazioni. Nella mia vita comunque non ha cambiato nulla.

Cosa consigli per non smarrirsi nel mondo social?
Molto sta da che punto parti.. Quanto, nella vita reale, cerchi di piacere agli altri, e quello che dalla vita “offline” porti nel virtuale, come la ricerca dei consensi: tutti vogliamo piacere alle persone, ma non deve diventare un’ossessione. Devi essere completo tu stesso, in modo da non cercare completamenti altrove.

Tornando al titolo.. Al giorno d’oggi i nostri tempi sono estremamente scanditi, e il momento da dedicare a se stessi si trova a fatica. Che cos’è per te “l’ora del te”, nel quotidiano? Una conquista o un obiettivo da raggiungere?
È un’esigenza. Sui social pubblico solo quando ho voglia di pubblicare. Salvo le sponsorizzazioni, che vengono comunque concordate per determinati giorni, ma si tratta di lavoro. Faccio tre post al mese, io sono più da storie, che vedo meno come un obbligo. Posso decidere io quando farle, cosa dire, senza pensare all’affluenza. Ogni tanto trovo anche l’ora per gli altri, ma sono costantemente nell’ “ora del me”. Da piccola accontentavo prima gli altri, ma ora prima ci sono io. Riesco a essere un pochino più egoista, in modo da non dover svuotare le mie energie per aiutare gli altri, e poi non averle quando ne ho bisogno.

Molti follower si sono accorti che nel booktrailer, nella scena della pista di pattinaggio, le due figure che si baciano siete tu e tuo marito Matteo. Nel booktrailer volevamo riproporre la scena della pista di pattinaggio su ghiaccio, però con altre persone, ma c’erano solo bambini con genitori, e il regista a quel punto ha proposto a me e mio marito di farlo. 10 euro di noleggio per pochi secondi di bacio, ma è una scena con un senso. Quando finite di leggere il titolo, rivedete il booktrailer: noterete alcuni dettagli importanti, tra cui il menu del Mama Quilla.

Come ti senti a vedere “fisicamente” il tuo libro?
É un po’ come vedere una versione 3D dei due anni che ci ho messo a scriverlo, con disquisizioni e delusioni annesse. È la soddisfazione di tutta una vita, una rivincita anche con me stessa, mai più avrei pensato di pubblicare un libro.. Il web nel mio caso è stato positivo, ma mi riferisco sempre ad un utilizzo consapevole e corretto dei social.

Ora c’è anche un’altra parte di influencer.. Sento che siamo ad un punto di svolta. Stiamo assistendo al passaggio dalle fashion blogger alle cleaning influencer. Stanno prendendo piede i contenuti utili, secondo me spariranno le influencer di mezzo (a metà di questa espressione, rimaniamo un attimo interdette, con qualche risatina complice), o i cosiddetti vip da riviste di gossip, che escono in buona parte da format e trasmissioni televisive, e di cui personalmente non so nulla.. Non mi pesa comunque avere queste lacune, per rendere l’idea sono rimasta a Costantino Vitagliano!

Nella moda c’è molto divertimento, molta creatività, che in fondo c’era anche nel tuo progetto iniziale..
Il mio però era uno scherzo, loro invece fanno sul serio! Se vedi certe sfilate, sono diventate più spettacolo che moda. L’unico momento in cui ho insistito su certe caratteristiche, e in cui è sembrato ne sapessi qualcosa di moda, è per il mio abito da sposa. Non ho mai comprato riviste di moda, neanche al liceo. Mi interessa il make up, le beauty routines. Mi sono fatta una cultura sulla moda scrivendo il libro, mi sono dovuta informare su tessuti, trame, marchi, chiedendo di tanto in tanto una consulenza a Georgette Polizzi di Temptation Island, che è stilista. Poi ho qualche nozione base perché mia nonna era sarta, come tante nonne.

Nei ringraziamenti, ringrazi tutti i Tommaso e tutte le Amanda. Perché?
Perché ho scritto un libro anche grazie a loro. Se non avessi fatto il mio percorso in agenzia con determinate persone, non apprezzerei tanto il fatto di potermi gestire da sola il mio lavoro, il mio libro o qualsiasi altra cosa senza far capo a nessuno. Ringrazio anche i più grandi nemici della vita.

La dedica iniziale commuove, tanto.
(sorriso triste) Sì, di solito apro il libro da qualche pagina in avanti. Le pagine in cui ne parlo sono state scritte ancora prima, forse un presagio, è una parte che mi commuove sempre.

Peccato non ci sia Filippo (uno dei principali follower, nda), ci interessava la sua versione..
Filippo non sapeva di Margherita, gli giravo i capitoli volta per volta. Era convinto che quando Andrea sparisce, se la stia facendo con Margherita. Nella sua testa c’è tutta una trama parallela, di cui è tuttora convinto.

Qual è il giudizio che più ti fa paura?
Nessuno.. Una volta che è piaciuto a Giulia, a Teo, a chi l’ho fatto leggere, sono a posto. I miei genitori ancora non l’hanno letto, non vedo l’ora che lo facciano, ma non temo il loro giudizio. Quando pensi di aver fatto un lavoro fatto bene, non temi un giudizio, sai già che c’è gente a cui piacerà e a chi no. Se a te piace, basta, e questo vale qualunque sia il tuo lavoro.



Al termine dell’intervista, Valentina firma le nostre copie del libro, ci chiede di noi e si presta volentieri alle conversazioni più disparate, infine posiamo tutte insieme per le foto di rito. Sono rimasta piacevolmente colpita dal fatto che per lei il suo profilo instagram sia prevalentemente un diario di bordo, uno specchio di ciò che le piace e le passa per la testa, anziché una vetrina per ricevere complimenti e like da perfetti sconosciuti. E il suo profilo, come vediamo, va comunque alla grande.



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