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Recensione: Quanto Bevono gli Avvocati di Matteo Monforte

 



QUANTO BEVONO GLI AVVOCATI




                                                                   di  Matteo Monforte




Prezzo:
 € 14,90 | Ebook: € 6,99 |
Pagine: 224 | Genere: Giallo investigativo |
Editore: Fratelli Frilli  |  
Data di pubblicazione: 17 Settembre 2021

Trama

Mentre Genova è sotto shock per l’omicidio del famoso avvocato marittimista Edmondo Cassinis, Martino Rebowsky (grasso e pigro trombettista jazz, beone incallito e filosofo della city by night) temporaneamente a corto di grana per lo scarseggiare dei concerti, convinto dalla sua amica naïf Marilù, accetta di pedinare sotto compenso il giovane Nicolò – ragazzino dei quartieri bene con la passione per la musica rap – la cui ricca madre è molto in pena perché teme sia finito in un brutto giro. Rebowsky, costretto a lasciare il suo divano e le sue serie tv per improvvisarsi segugio, si troverà così coinvolto in un goffo pedinamento, contornato da liceali annoiate, rapper con l’aria da gangster, prostitute d’alto bordo, avvocati beoni, pusher e nottate lisergiche. Ma c’è in realtà un misterioso, invisibile, fil rouge che lega il suo pedinamento alla morte di Cassinis e alle indagini dello svogliato luogotenente dei carabinieri Tito Malverdi? "Quanto bevono gli avvocati" è il terzo volume della saga di Martino Rebowsky, scritto da Matteo Monforte, giudicato dalla critica uno scrittore in grado di sconvolgere le regole del noir.

IL MIO PENSIERO SUL LIBRO

Ma io boh, guarda...senza parole... no vabbè Monforte tu mi devi spiegare come fai, mi devi dire come fai a farmi amare sempre di più quel ciccione, misogino, sfascione, ubriacone, drogato del Rebowsky. Ho finito di leggere il libro e sono rimasta così, scioccata, basita, impossessata dallo spirito di Marilù e profondamente divertita da questa lettura che ancora una volta non posso che reputare GENIALE.

E’più di un anno che aspetto che la Fratelli Frilli editore pubblichi una nuova storia di Martino Rebowsky e finalmente eccola qui, e l’ho letta in un giorno, incapace di staccare gli occhi dal libro e ridendo come una pazza, soprattutto durante i battibecchi tra Martino e Marilù.

La trama è classica, c’è un ricco e stimato avvocato che viene trovato morto in casa sua, un assassino e un ispettore che indaga e poi c’è Martino Rebowsky che per caso, destino o sfortuna  si trova suo malgrado a pedinare un adolescente dei quartieri “bene” di Genova per fare un piacere a un’amica di Marilù, la sua confidente storica.

E durante la sua indagine personale sul ragazzo, sembra accorgersi che forse la morte dell’avvocato e il suo pedinamento sono sottilmente legati, per poi mettere tutto in discussione e convincersi che le sue sono solo paranoie.

Quale parte del pensiero di Rebowsky avrà ragione? 

Martino Rebowsky è un trombettista jazz di 130 kg, che ingurgita cibo spazzatura, beve litri di alcool fino a stonarsi di brutto, fuma la Maria Giovanna a profusione e non disdegna assaggiare ogni tanto qualche altra droga, insomma è uno sfascione che ama fare bagordi con le prostitute quasi sempre a scrocco e che non ama andare a trovare sua madre.

Un antieroe per eccellenza con una carica di ironia, simpatia e carisma mai trovati in altri personaggi simili.

Un protagonista ben descritto e caratterizzato ma non statico anzi, in continua evoluzione: sono sicura che chi ha conosciuto Martino nel primo volume ( la vanità dei pesci pulitori) non può non aver notato come in questo terzo volume Rebowsky faccia capire chiaramente che il suo stile di vita deriva da una madre troppo soffocante, che  quella fame improvvisa e vorace  va a compensare una mancanza e che, nonostante tratti male la sua migliore amica Marilù in realtà si sente perso senza di lei e le sue chiacchiere.

Marilù è un personaggio fantastico, stereotipo della donna “incensista” che ama frequentare luoghi” in”, mostre d’arte pallosissime ma ritenute cult,  ma che non vede l’ora di passare qualche ora con il suo pazzo amico del cuore.

Ben descritta e caratterizzata risulta di una simpatia disarmante e non so perché, a me fa pensare a Luciana Littizzetto.

La lettura è scorrevole e piacevole, lo stile ironico in alcuni punti sarcastico e in altri dissacrante, ma sempre in perfetto accordo con la trama.

Dialoghi e descrizioni si alternano regalando profondità alla storia e soprattutto tridimensionalità ad ogni personaggio presente.

I dialoghi fra Marilù e Martino sono pezzi di comicità pura, impossibile non ridere.

Come al solito Genova è descritta in maniera superba, viene voglia di andare a mangiare qualcosa al Tiblis e a bere una birra al Redbricks Pub, ma soprattutto viene voglia di andare a Genova nella speranza che Martino Rebowsky esista veramente.

Una lettura che mi ha entusiasmato, mi ha fatto ridere e mi ha sorpreso nel finale, e soprattutto che pone l’accento, a modo suo, sulla piaga della prostituzione minorile.

Da non leggere la sera a letto se dormite con qualcuno, rischierete di svegliarlo con le vostre risate, ma leggete assolutamente questo terzo capitolo della saga Rebowsky, magari bevendo un martini con l’oliva e ingurgitando zozzerie varie, e se ancora non lo avete fatto, comprate anche i primi due episodi, ve lo assicuro non ve ne pentirete.

Consigliato a tutti, soprattutto a chi ha bisogno di rompere con le regole.

Come al solito sono in difficoltà a dare un giudizio ai libri di Monforte, 5 stelle è riduttivo, il bacio accademico e la lode glie l’ho conferita nella scorsa recensione, quindi oggi questo sarà il mio giudizio:


Standing ovation a scena aperta e lancio di fiori in palcoscenico (anche se Martino preferirebbe le merendine)

















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