Recensione: La tatuatrice di Lucille Ninivaggi
Prezzo: 17,00 € | Ebook: 9,99 € |
Data di pubblicazione: 7 settembre 2021
Lara è una bambina che ha dovuto imparare a diventare grande molto presto, schiacciata da un senso di inadeguatezza costante, dalla sensazione di non essere mai abbastanza e dall’uomo che l’ha spinta “nel fondo del fondo”, un luogo dove qualche volta sente di precipitare anche da adulta. La nonna Ada e il disegno sono i suoi rifugi, le sue ancore di salvezza da ciò che di brutto c’è al mondo. E del disegno fa una professione, dopo una serie di altri lavori per i quali sentiva di non essere adatta: diventa tatuatrice e finalmente si sente felice. Lara non è solo una tatuatrice gentile, come la chiamano nel quartiere, è anche un’artista e una guaritrice che sa trasformare il dolore delle persone che tatua in forza, in quella spinta necessaria alla rinascita, ma anche la custode delle loro storie che ispirano il disegno e in esso sono rappresentate. Ed è così che Lara, prendendosi cura delle storie degli altri così come la nonna faceva con le sue belle piante, trova il suo modo per sentirsi finalmente utile, oltre che felice.
Un libricino di poco più di 100 pagine che tuttavia trasmette
serenità e speranza con una grande potenza narrativa.
Molto bella la metafora del tatuaggio come dolore
liberatorio, come trasformazione da sofferenza a rinascita: la ferita dell’ago
sulla pelle è come una ferita emotiva. Entrambe diventano cicatrici con il
tempo e con la tenacia, ma saranno sempre lì a ricordare che cosa le ha causate
e il percorso interiore che chi le possiede ha dovuto compiere per guarire. La
stessa autrice, Lucille Ninivaggi, è una vera tatuatrice e definisce il suo
romanzo come “ispirazionale”: c’è molto di lei in queste pagine, molta voglia
di lasciarsi alle spalle la sofferenza del passato e utilizzarla come
trampolino per elevarsi. Un “lavoro introspettivo” con la giusta dose di
fantasia.
“Il dolore ha radici profonde e scure, ma i tatuaggi lo
trasformano, riportandolo in superficie, a fior di pelle”
Un romanzo sull’amore e l’amicizia, sull’abbandono, sul
diverso e sul significato vero di famiglia e di casa, anche quando queste sono “anticonvenzionali”
se però sono i luoghi che fanno sentire al sicuro.
La storia di Lara, imperfetta e ammaccata, si mescola ad
altre storie, storie di donne, di violenze, abusi, lotta e amore, storie che
offrono spunti di riflessione: Lara con la sua arte regala ascolto, consolazione
e comprensione, offrendo ben più di un tatuaggio, ma anche desiderio di
rialzarsi, di riscatto, di ritrovarsi, di crescere, di ricostruire e superare
ciò che ci schiaccia.
“Lara ha iniziato a riempire d’inchiostro la pelle degli
altri quando ha capito che potere straordinario ha una decisione indelebile”
Una storia che spinge a inseguire
sempre i sogni, fino in fondo, anche se questo significa raccogliere dissensi e
critiche, cercando di essere sempre se stessi.
Tuttavia, anche se i sogni sono importanti: lo è anche
comprendere i punti di vista e qualche volta guardare le cose con occhi altrui,
imparando a non giudicare.
La scrittura è scorrevole e delicata, ma densa di emozione e
sentimenti ed evocativa come i disegni di Lara. Racconta senza dire troppo,
lascia intuire molto.
Alla fine di ogni capitolo, di ogni storia, un disegno stilizzato
che richiama la storia stessa, però non sono riuscita a capire se nascono anch’essi
dalla penna dell’autrice, anche se penso di sì, visto che il tratto netto ma
gentile davvero (!) sembra nel suo stile: l’ho ammetto, l‘ho cercata sui social
dopo aver visto una sua breve intervista.
Condivido il senso dei tatuaggi, io stessa ne ho qualcuno e
qualcun’altro già in mente, e mi piacerebbe tanto averne uno fatto da lei, peccato
che siamo in città diverse… Chissà, magari capiterà l’occasione!
“Quando ti fai un tatuaggio provi una specie di riassunto di quello che ti succede nella vita: soffri un casino per ottenere qualcosa di bello che però durerà per sempre”
“La vergogna non appartiene a chi subisce”








Commenti
Posta un commento