Recensione: Playing For Keeps - Quando non è solo un gioco di Jennifer Dugan
Trama
Jennifer Dugan, autrice già nota nel panorama della narrativa young adult LGBTQ+, torna con Playing for Keeps – Quando non è solo un gioco, un romanzo che combina sport, identità, e romanticismo adolescenziale in una trama coinvolgente e carica di tensione emotiva.
Ivy, invece, si distingue per una maggiore disciplina e determinazione, ma anche per un senso di responsabilità che sfocia spesso nell’autocontrollo esasperato. La sua ambizione la porta a rispettare rigorosamente le regole, ed è proprio questo il nodo centrale del conflitto: la sua relazione con June entra in collisione con i regolamenti sportivi che vietano rapporti sentimentali tra arbitri e giocatori.
Entrambe le protagoniste affrontano pressioni familiari opposte ma ugualmente invasive: i genitori di June vogliono vederla brillare nello sport universitario, mentre quelli di Ivy preferirebbero vederla seguire un percorso più tradizionale. Questi elementi creano un sottotesto importante sul tema delle aspettative genitoriali e sulla costruzione dell’identità personale al di fuori delle imposizioni familiari.
Il romanzo affronta con sensibilità e profondità temi centrali della narrativa contemporanea per giovani adulti e mostra il conflitto interiore delle due ragazze che trasgrediscono alle regole che vietano relazioni tra arbitri e giocatori e ci si domanda fino a che punto si è disposti a mettere tutto in gioco per amore...
La Dugan non offre risposte semplici, ma lascia spazio alla riflessione, mostrando sia i rischi che le motivazioni profonde dietro le scelte delle protagoniste.
Ma June e Ivy cercano anche la loro indipendenza e soprattutto di affermare la propria identà, rappresentano due modi diversi di affrontare il passaggio all’età adulta. Entrambe devono imparare a distinguere i propri desideri autentici da quelli proiettati da genitori, allenatori o colleghi.
Riguarda le tematiche LGBTQ+ l'autrice trattaz la relazione tra June e Ivy viene con naturalezza, evitando stereotipi o eccessi melodrammatici, ma senza negare le difficoltà reali legate alla visibilità e al giudizio sociale.
Lo stile di Jennifer Dugan è diretto, accessibile e calibrato su un pubblico giovane ma esigente. Il linguaggio è fresco, ricco di dialoghi vivaci e interiorità ben dosata. L’autrice evita facili sentimentalismi, preferendo descrizioni concrete delle emozioni, degli spazi e dei gesti. La scelta di alternare i punti di vista favorisce un’identificazione emotiva con entrambe le protagoniste, senza mai sbilanciare troppo la narrazione verso una o l’altra.
Il tono del romanzo oscilla tra il drammatico e il leggero, riuscendo a toccare momenti di grande intensità emotiva senza appesantire la lettura. Anche i personaggi secondari — compagni di squadra, membri della famiglia, rivali sportivi — sono credibili e funzionali alla trama, benché non sempre approfonditi.
Personalmente ho amato questa storia e ne consiglio caldamente la lettura, perfetta per gli adolescenti, perché tratta con autenticità temi come identità, pressione sociale, prime relazioni, scelte di vita, ma ache per chi ama protagoniste forti, ma imperfette.









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