Recensione: I diari della speziale (Vol. 1 - 14) di Natsu Hyuuga e Itsuki Nanao
Trama
Maomao viene rapita e venduta al palazzo imperiale cinese, dove inizia a lavorare come serva. Ben presto, però, si trova coinvolta in un caso da risolvere: non è compito suo, ma la sua innata determinazione e il suo acuto intuito la portano a scoprire la causa e il movente.
Determinata a non attirare l’attenzione, fallisce nel suo intento e si ritrova convocata nell’ufficio di un affascinante funzionario eunuco, Renshi, amato da uomini e donne per il suo charme e la sua intelligenza irresistibile. L’unica a non trovarlo attraente — anzi, persino disgustoso — è proprio Maomao.
La sua vita al palazzo prende una piega inaspettata: diventa ancella e assaggiatrice di veleni per la consorte Yuye. Quello che nessuno sa è che Maomao ha una passione per i veleni: ha sperimentato su se stessa ogni tipo di veleno commestibile e animale, creando antidoti e arricchendo le proprie conoscenze.
Maomao non è una semplice serva: è una speziale, capace di leggere, scrivere e con una memoria infallibile. Tra veleni e pozioni afrodisiache, aiuta Renshi e il palazzo a indagare, risolvere casi e escogitare sotterfugi. Scopre così gli intrighi di un palazzo pieno di profumi, abiti sontuosi e sorrisi falsi.
Il palazzo imperiale ha una corte interna in cui lavora Maomao, ovvero il luogo dove vivono le consorti di alto rango e le concubine. L’accesso è vietato agli uomini, eccetto l’imperatore, i membri delle famiglie reali e gli eunuchi.
Le consorti di alto rango non solo provengono da famiglie potenti e facoltose, ma il loro prestigio viene determinato anche dalla possibilità di dare alla luce un erede maschio. Sono quattro, e ciascuna lotta per ottenere il titolo di imperatrice. Grazie ai servigi di Maomao, abbiamo modo di conoscerle tutte, scoprendo dolori e gioie celati dietro l’alterigia che solo un’imperatrice può mantenere.
Con la posta in gioco così alta, non c’è da stupirsi se nella corte si susseguono vittime e delitti.











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