Recensione: Zeroventi. Antonio e Marcel di Matteo Bussola e Emilio Pilliu
Trama
Dopo aver esplorato le vicende di Nadine e Davide, Giulia e Athos nei primi due volumi, il terzo capitolo di Zeroventi ci sorprende con un cambio di prospettiva audace e necessario: al centro della scena c’è ora Antonio, ex di Nadine, in quella che si rivela essere non solo una storia d’amore, ma soprattutto un viaggio di identità e consapevolezza.
La cornice è quella di una Napoli viva, rumorosa, sensuale e profondamente vera: con il suo mare, il dialetto che spunta nei dialoghi come un intercalare spontaneo e familiare. È in questo paesaggio che Antonio pensa di tornare a essere “il solito”: il playboy affascinante che colleziona sguardi, attenzioni e conquiste. I suoi amici contano proprio su questo, “sulle amiche delle conquiste” come premio collaterale del carisma di Antonio.
Ma stavolta qualcosa si spezza. O si accende, a seconda di come lo si guardi.
Antonio incontra Marcel, un uomo che non rientra in nessuna delle categorie previste dalla sua esperienza affettiva. Non lo respinge, non lo corteggia: semplicemente è. Ed è proprio questa autenticità disarmante a mandare in crisi Antonio, a fargli tremare le fondamenta di un’identità così ben costruita e così poco interrogata.
Il cuore del volume pulsa in questo conflitto: chi è Antonio, davvero? E cosa succede quando un sentimento nasce fuori dagli schemi, fuori da ciò che si è sempre creduto “normale”? Zeroventi, il titolo della serie, non è mai stato così coerente: 0,20 secondi, il tempo che serve per innamorarsi – anche se si tratta di qualcuno che, fino a un attimo prima, non pensavi neanche potesse rientrare nel tuo orizzonte di desiderio e che invece ti ritrovi poi a cercare disperatamente in ogni bar della città.
Importante è anche la relazione ritrovata con Nadine. Nonostante la ferita della separazione, lei resta una figura di ascolto e comprensione che Antonio non trova altrove. È Nadine a offrirgli una delle due verità cardine di questo volume: nessuno può capirti meglio di te stesso, e devi imparare a salvarti da solo. Un invito potente alla responsabilità emotiva, al coraggio di affrontarsi senza scuse.
L’altra verità arriva da Marcel, in poche parole che però scardinano tutto: non è questione di genere, è questione di persone.
Una frase che risuona come una liberazione e che regala al lettore un momento di sincera profondità.
Questo terzo volume è forse il più introspettivo della serie finora. È attraversato da una corrente sotterranea di trasformazione. È un romanzo grafico sulla mascolinità che cambia, sull’amicizia che resta e sull’amore che arriva quando smetti di cercarlo dove pensi che dovrebbe essere.
Il percorso di Antonio è credibile, toccante e mai forzato. La forza di questo volume sta tutta nella sua narrazione del disorientamento: non c’è nulla di spettacolare, nulla di urlato. C’è solo un ragazzo che si interroga su chi è davvero e su cosa voglia, scoprendo che l’identità non è una casella da spuntare, ma un processo da attraversare.
L’attrazione per Marcel diventa allora non un punto di arrivo, ma un punto di partenza: l’occasione per Antonio di riprendersi il diritto di scegliere, di sentire, di cambiare.
Non è solo la storia di un uomo che si innamora di un altro uomo. È la storia di una persona che finalmente si guarda allo specchio — e non scappa.
Barbara
E MEZZO








Commenti
Posta un commento