IL PICCOLO CAFFÈ DELLA FELICITÀ RITROVATA
di Saki Kawashiro
Prezzo: € 12,99 | Ebook: € 1,99 |
Pagine: 288| Genere: Narrativa Contemporanea |
Editore: Newton Compton | Data di pubblicazione: 7 ottobre
Trama
La storia vera che ha commosso il Giappone.
A Tokyo, c’è un piccolo caffè nascosto, dove è possibile ritrovare la felicità...
La felicità è un piatto che va condiviso.
A Tokyo c’è un caffè unico e speciale, dove è possibile aggiustare il proprio cuore infranto. Accoglie chiunque stia soffrendo per la fine di una relazione, aiutandolo a superare la tristezza, offrendogli uno spazio sicuro per esprimere le proprie emozioni e iniziare un percorso di rinascita.
Dopo essere stata lasciata dal suo grande amore, Momoko è lì che si ritrova, affranta e sconsolata. In quel locale incantato e misterioso, condivide la sua storia con il proprietario e gli altri clienti presenti in quel momento.
E, mentre racconta il suo dolore, si reca in cucina e prepara il piatto preferito del suo ex fidanzato: il curry di pollo. Dopodiché, lo serve agli avventori e scopre che quel gesto all’apparenza semplice le permette di sentirsi meglio e di guarire le sue ferite interiori. In quell’insolito rituale, infatti, ritrova un po’ di sé stessa, come se ogni sorriso ricevuto, ogni parola di conforto, contribuisse a farle compiere un passo verso la felicità.
Si rende conto allora che in quel caffè sospeso nel tempo, il cibo diventa catartico e dissipa tristezza e rimpianti, preparando i cuori ad accogliere di nuovo l’amore...
IL MIO PENSIERO SUL LIBRO
Momoko, una ragazza di 29 anni, si ritrova in una piccola caffetteria di Sangenjaya; non sa quando sia arrivata né come. I postumi della sbornia si fanno sentire pesantemente, ma ad accoglierla c’è il sorriso gentile e premuroso dell’affascinante proprietario del caffè, Amamiya.
Al di là del bancone, un uomo alto e grosso, rasato e dall’aspetto di monaco, la osserva con circospezione: Kuroda. Ingombrante fisicamente quanto timido e introverso, tenta di non attirare la sua attenzione, ma invano.
Dopo un lunghissimo sfogo, uno sproloquio e un pianto inconsolabile per la fine della sua storia d’amore durata cinque anni, Momoko va oltre il bancone, si dirige in cucina e inizia a preparare il suo famoso curry, quello che tanto amava il suo ex. L’aveva ingenuamente chiamato il curry di Kyōhei, ma da quella sera quel piatto divenne il primo piatto del menù dell’Amamiya Café.
NUOVO MENÙ! IL BUTTER CHICKEN CURRY CHE PIACEVA AL MIO EX!
COMITATO DI SEPOLTURA DEI PIATTI DEGLI EX – APERTO
Non si sa come sia successo, ma tre perfetti sconosciuti, tra una confessione e un cucchiaio di curry, fondano definitivamente il Comitato di Sepoltura dei Piatti degli Ex.
Ogni venerdì sera si riuniscono e ascoltano uomini e donne delusi dall’amore e dalla vita. Amamiya, con il suo fascino e la sua calma da ascoltatore; Kuroda, con i suoi interventi da monaco; e Momo, brava in cucina, rendono più tollerabile e accettabile il peso sul cuore di queste persone.
«Rimandare il dolore può solo farlo peggiorare.»
L’abbracciai subito.
«Grazie», mormorò soltanto, poi continuò a piangere in silenzio.
E lo feci anch’io.
Il rumore dei nostri singhiozzi si mescolò al suono della pioggia che cadeva a terra e lentamente si dissolveva nell’asfalto.
Ogni storia è differente. Non si parla solo di amori finiti, ma anche di delusioni familiari o di mancanza d’affetto. E ogni volta che il comitato si riunisce, accade sempre una cosa: piove.
Piove, come a lavare via la sofferenza di ognuno di loro.
Momo, arrabbiandosi, piangendo e aiutando gli altri ad affrontare i propri problemi, in realtà capisce, un pezzetto alla volta, cosa non funzionava nella sua storia con Kyōhei. Giorno dopo giorno riconquista l’autostima perduta. Impara cos’è l’amore e quante sfaccettature può avere. Impara a consolare, a curare non solo le ferite altrui ma soprattutto le proprie. Impara a mettersi al primo posto.
Quella di Momoko possiamo definirla una rinascita, una rivincita contro una vita piatta, vissuta solo per soddisfare gli altri, al lavoro e nella vita privata. È il ritrovamento di vecchie emozioni, di vecchie abitudini e di una sé stessa dimenticata da troppo tempo.
Andava tutto bene. Avevo fatto del mio meglio. Avevo sofferto, avevo lottato, avevo vissuto fino in fondo.
Finalmente potevo dirlo con certezza.
«Sì, è buonissimo! Davvero, davvero buonissimo!», dissi con voce tremante.
Loro si guardarono per un attimo, poi mi sorrisero.
«Sì, è buono.»
«Davvero buono.»
LaSimo
E MEZZO
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