Recensione: Un compleanno ancora di Meredith Russo
Trama
Un compleanno ancora è un romanzo che attraversa cinque anni decisivi, dai 13 ai 18, nella vita di Morgan e Eric. I protagonisti sono nati lo stesso giorno, cresciuti fianco a fianco, legati da un'amicizia che ha il sapore delle cose inevitabili. Ogni capitolo alterna il punto di vista dell’uno e dell’altro, costruendo un doppio ritratto dell’adolescenza: fragile, contraddittoria, impetuosa.
Fin dalle prime pagine conosciamo Morgan, che a 13 anni porta già dentro di sé una consapevolezza difficile da nominare: non si riconosce nel corpo che abita. Non ha ancora le parole per dirlo, non ha modelli intorno a sé, non ha uno spazio sicuro in cui esplorare quella sensazione persistente di essere, o di volere essere, una ragazza. A complicare tutto c’è la morte della madre, che priva Morgan dell’unica presenza che forse avrebbe potuto accogliere senza giudizio il suo smarrimento.
Eric, invece, cresce in una casa dominata da un padre despota e ferocemente omofobo, un uomo che ha già deciso che tipo di maschio suo figlio dovrà diventare. In una piccola cittadina dove il football è religione e la virilità è un dogma, ogni deviazione dallo stereotipo viene marchiata come debolezza. Morgan è il bersaglio perfetto: viene definito “gay” con disprezzo, additato, deriso. Ma il romanzo ha il merito di non fermarsi all’etichetta. La questione non è solo l’orientamento sessuale: è l’identità, è il diritto di esistere fuori dalle categorie imposte.
L’adolescenza è sempre un terremoto: il corpo cambia, il desiderio si affaccia, l’amicizia si confonde con qualcosa di più. Ma per un ragazzino trans in una provincia chiusa e ostile, l’adolescenza diventa una trincea. Morgan tenta la fuga nella direzione opposta a ciò che sente: si impone di “essere maschio”, entra nella squadra di football, si rasa i capelli, prova a cancellare ogni traccia di femminilità. Azione e reazione, attacco e fuga. È un meccanismo di difesa potentissimo e doloroso, un tentativo di sopravvivere in un ambiente che non lascia alternative. Il bullismo dei compagni, gli sguardi, le risatine, le parole urlate nei corridoi sono lame sottili che incidono l’autostima giorno dopo giorno.
Eric osserva l’amico cambiare senza capire del tutto cosa stia accadendo. Nota le ragazze, prova a seguire il copione che gli è stato assegnato, ma il suo sguardo torna sempre su Morgan. E allora la domanda si fa inevitabile: qual è la differenza tra il bacio con una ragazza e quello con un ragazzo? Chi stabilisce quale sia “giusto”? Il romanzo esplora con grande delicatezza la confusione di un ragazzo che deve fare i conti non solo con i propri sentimenti, ma anche con la paura della reazione di un padre padrone che ha già scritto per lui un futuro fatto di campo da football, forza e silenzi.
Il punto di svolta, drastico e necessario, spezza l’illusione che si possa continuare a fingere. Da lì in poi la narrazione prende la direzione dell’accettazione, non come traguardo semplice o lineare, ma come atto di coraggio quotidiano. Essere se stessi, in questo contesto, non è una scelta romantica: è un rischio. Significa perdere qualcosa, forse qualcuno. Significa esporsi.
Uno dei punti di forza del romanzo è proprio l’alternanza delle voci: il lettore è costretto a uscire da una prospettiva univoca e a confrontarsi con entrambe le fragilità. Non c’è un eroe e un antagonista, ma due ragazzi intrappolati in aspettative che non hanno scelto: Morgan combatte contro un corpo che sente estraneo e contro una comunità che non ammette sfumature; Eric contro un modello di mascolinità tossica che gli nega persino il diritto di porsi domande.
Un compleanno ancora è, in fondo, un romanzo sull’ascolto. Sull’importanza di fermarsi prima di giudicare, di lasciare spazio alle parole non dette, di accettare che l’identità non è una minaccia ma una verità personale. È un libro che sottolinea quanto sia vitale trovare almeno una persona disposta ad ascoltare davvero. Perché crescere è difficile per chiunque. Ma crescere sentendosi sbagliati, invisibili o costretti in un ruolo che non appartiene è una battaglia che nessuno dovrebbe combattere da solo.









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