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Recensione: Yuzuru - Il volo del samurai di Costanza Rizzacasa D'Orsogna

 

 


YUZURU - IL VOLO DEL SAMURAI



                                                 di Costanza Rizzacasa D'Orsogna



Prezzo: € 14,90 | Ebook: € --- |
Pagine: 224 | Genere: Biografia Sportiva|
Editore: Giunti Editore|  Data di pubblicazione: 4 febbraio

Trama

È una storia che sembra un romanzo, ma è accaduta davvero.

Una storia di coraggio e di riscatto, di sogni apparentemente irraggiungibili e della determinazione e dell'impegno necessari per renderli realtà.

Unico pattinatore del singolo maschile ad aver vinto, dal 1952, l'oro in due Olimpiadi consecutive, Yuzuru Hanyū ha cambiato per sempre il pattinaggio artistico sul ghiaccio.

Ha iniziato a pattinare a soli quattro anni, vincendo in poco tempo gare nazionali e internazionali e infrangendo, a dispetto di tanti infortuni, un record dopo l'altro. 

Sopravvissuto al terribile terremoto del Tōhoku, ha scelto di dedicare parte della sua vita a sensibilizzare e ad aiutare, diventando un simbolo di speranza per il Giappone e non solo. 

IL MIO PENSIERO SUL LIBRO


Ci sono biografie sportive che raccontano una carriera, e poi ce ne sono altre che raccontano una vocazione. Yuzuru – Il volo del Samurai appartiene senza dubbio alla seconda categoria: non è solo la storia di un campione, ma il racconto di un’anima che ha scelto il ghiaccio come linguaggio per esistere.

Per chi, come me, ama il pattinaggio artistico fin da ragazzina, Yuzuru, sia come atleta che come persona, è sempre riuscito a tenerci incollati allo schermo, lasciandoci stupiti e meravigliati dalle sue esibizioni. La lettura di questo libro ci conduce quindi dietro le quinte del suo percorso: ci racconta la sua formazione, la profondità della sua determinazione e l’intensità della volontà con cui ha scelto di diventare l’atleta che è stato, portando sul ghiaccio quelle magnifiche performance che ci hanno incantato.

Yuzuru Hanyu inizia a pattinare a soli quattro anni, quasi per gioco, per imitare la sorella maggiore. La sua è una famiglia semplice, radicata in una zona rurale del Giappone, lontana dai grandi centri sportivi e dai riflettori. In un’epoca in cui il pattinaggio artistico era dominato dai russi (non posso qui non citare il mio pattinatore russo preferito, Evgenij Pljuščenko), con strutture e tradizioni apparentemente irraggiungibili, il suo sogno nasce già in salita. Eppure, fin dall’inizio, nel bambino si accende un fuoco: l’ambizione di chi ha poco, ma è disposto a dare tutto.

Gli allenamenti sono costanti, ripetitivi, spesso noiosi per un bambino. Ma quando arrivano i primi risultati, qualcosa cambia: la fatica smette di essere solo sacrificio e diventa direzione. Più Yuzuru comprende presto che il pattinaggio non è solo potenza e precisione, ma un equilibrio delicatissimo tra tecnica e arte, tra disciplina e libertà espressiva. È qui che inizia a costruire la sua identità sul ghiaccio.

A rendere il percorso ancora più complesso c’è l’asma, una presenza costante e limitante. Ma anche in questo caso determinazione e perseveranza prendono il sopravvento: il corpo può essere fragile, la volontà no. Questo tema attraversa tutto il libro, insieme alla capacità di resistere al dolore fisico dei numerosi infortuni che costellano la sua carriera.

Il momento di frattura più profondo arriva con il terribile terremoto del 2011. La devastazione, il trauma, la difficoltà persino di tornare ad allenarsi segnano Yuzuru nel profondo. È un dolore che lo paralizza, finché non comprende che l’unico modo per andare avanti è trasformare quell’esperienza in espressione: il pattinaggio diventa il luogo in cui dare voce alle emozioni, anche a quelle più indicibili. Da quel momento si impegna a dare sempre il massimo, rifiutando l’etichetta di vittima, pur sapendo che quel ricordo lo accompagnerà per tutta la vita.

Il libro racconta anche il coraggio delle scelte difficili: lasciare la città natale per trasferirsi in Canada, lontano da casa e dalla lingua, per allenarsi con i ragazzi più forti (e qui non posso non citare il mio canadese preferito, Elvis Stojko). In quel confronto quotidiano Yuzuru trova nuova motivazione, ma anche nuove insicurezze, come la difficoltà di concedersi la vittoria quando un esercizio non è perfetto. Per lui, vincere non è mai abbastanza se non coincide con l’idea di bellezza e completezza che insegue.

Non mancano le ombre istituzionali, come il rapporto complicato con la presidente della federazione giapponese, dichiaratamente ostile nei suoi confronti, né i momenti drammatici, come il grave incidente in allenamento con l’atleta rivale e le esibizioni successive con la testa e il mento fasciati, immagini che sono diventate simbolo della sua resilienza. Emblematico è anche il momento in cui decide di posticipare un intervento chirurgico pur di difendere il titolo: una scelta estrema che apre però a una riflessione più matura, quella per cui essere un atleta significa anche imparare quando fermarsi.

Ogni stop, ogni pausa forzata per motivi medici, viene vissuta come un rimanere indietro rispetto agli altri. Ma col tempo emerge una consapevolezza fondamentale: la vera competizione non è contro gli avversari, bensì contro se stessi. È questo che rende ancora più straordinaria la vittoria di due Olimpiadi consecutive, ottenute nonostante gli infortuni. Eppure, nemmeno quell’apice segna una fine. L’obiettivo successivo è ancora più ambizioso: eseguire un salto mai riuscito prima, spingersi oltre i limiti della storia del pattinaggio.

Andando avanti, Yuzuru avverte però un cambiamento: l’evoluzione di un pattinaggio che non sente più suo, che non gli appartiene fino in fondo. Da qui nasce la decisione di passare al professionismo, una scelta che non viene mai vissuta come un ritiro, ma come una trasformazione. Cambia il contesto, non l’urgenza espressiva.

La volontà che resta immutata è quella di esserci, di comunicare qualcosa al suo pubblico. Per Yuzuru Hanyu pattinare non è mai stato solo competere o vincere, ma condividere un’emozione, lasciare un segno, volare come un samurai moderno sopra il ghiaccio, sopra il dolore. Questo libro riesce a restituire con intensità e delicatezza proprio questo volo.










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