Recensione: When Wishes Bleed di Casey L. Bond
Trama
Ho deciso di leggere When Wishes Bleed in previsione dell'uscita di The Omen of Stones. Trattandosi di un romantasy, la scelta è stata quasi naturale: è uno dei generi che negli ultimi tempi sto apprezzando di più e la trama prometteva una storia ricca di magia, intrighi e sentimenti. Proprio per questo mi aspettavo una lettura coinvolgente, capace di catturarmi fin dalle prime pagine. Purtroppo, però, le aspettative sono state solo in parte soddisfatte.
When Wishes Bleed non è una brutta lettura, ma presenta diverse imperfezioni che finiscono per appesantire l'esperienza. La prima parte del romanzo è estremamente introduttiva: la narrazione procede lentamente, alcuni passaggi risultano poco chiari e il ritmo fatica a decollare. Le descrizioni sono numerose, mentre i dialoghi sono piuttosto limitati, con il risultato che l'interesse del lettore tende a calare invece di crescere.
Anche la protagonista, Sable, lascia qualche perplessità. È senza dubbio il fulcro assoluto della storia e ogni evento ruota attorno a lei, mentre tutti gli altri personaggi finiscono inevitabilmente per passare in secondo piano. Persino il principe Tauren, che dovrebbe avere un ruolo di primo piano, viene completamente oscurato dalla sua presenza costante. Il romanzo sembra raccontare soprattutto il percorso di rivalsa di Sable: la sua volontà di riprendersi ciò che le spetta di diritto e di riconquistare il rispetto delle altre streghe, che per troppo tempo le è stato negato.
Tuttavia, nonostante sia così centrale nella narrazione, il lettore finisce per sapere sorprendentemente poco di lei. Lo stesso rapporto con il Fato, elemento che dovrebbe rappresentare uno dei cardini dell'intera vicenda, rimane volutamente ambiguo e poco approfondito. Questo rende difficile comprendere appieno alcune delle sue motivazioni e limita il coinvolgimento emotivo.
La trama, almeno nelle premesse, appare interessante e offre qualche spunto originale, anche se in diversi momenti ricorda inevitabilmente The Selection di Kiera Cass. Anche il worldbuilding lascia qualche dubbio: inizialmente sembra di trovarsi in un'ambientazione fantasy dal sapore medievale, ma improvvisamente fanno la loro comparsa televisori e altri oggetti moderni che stonano con quanto costruito fino a quel momento. Questa commistione tra elementi fantasy e contemporanei non viene realmente spiegata e finisce per creare una certa confusione.
Anche il cast secondario risulta poco caratterizzato. A eccezione di Sable, gli altri personaggi rimangono piuttosto superficiali e il lettore fatica a costruirsi un'idea precisa di chi siano realmente. Alcuni elementi che sembrano avere un potenziale interessante vengono appena accennati e poi completamente abbandonati: è il caso dei filtri d'amore o delle antagoniste, arroganti e presuntuose, che sembrano destinate ad avere un ruolo importante ma finiscono invece nel dimenticatoio, senza lasciare un vero segno nella storia.
Più interessante è invece la sottotrama che coinvolge la madre e la nonna di Sable. Si tratta probabilmente di uno degli aspetti più intriganti del romanzo, ma purtroppo anche questo filone narrativo non viene sviluppato quanto meriterebbe. Soprattutto nella parte finale, gli eventi si susseguono con estrema rapidità e molte rivelazioni vengono liquidate in poche pagine, senza concedere al lettore il tempo necessario per comprenderne davvero il significato e le conseguenze.
La seconda metà del libro riesce finalmente ad aumentare leggermente il ritmo e la lettura diventa più coinvolgente, ma anche qui rimane la sensazione che molte idee vengano solo abbozzate. L'attentato ai danni di Tauren, ad esempio, avrebbe potuto rappresentare uno dei momenti più forti della storia, ma viene sviluppato troppo superficialmente e diverse motivazioni restano senza una spiegazione convincente.
L'ultima parte del romanzo è probabilmente quella che mi ha lasciato più perplessa. La narrazione diventa piuttosto confusa: ricompare un personaggio che per gran parte del libro era stato dato per morto, vengono fornite spiegazioni molto rapide sulla verità dei fatti, ma tutto avviene in maniera estremamente frettolosa. Molti interrogativi rimangono senza risposta e la conclusione trasmette la sensazione che alcune idee interessanti non siano state sviluppate fino in fondo.
Nel complesso, When Wishes Bleed è un romanzo che parte da premesse interessanti e propone un universo fantasy con un buon potenziale, ma che fatica a valorizzare appieno le proprie idee. Una narrazione spesso lenta e poco fluida, un worldbuilding non sempre coerente e una caratterizzazione superficiale dei personaggi secondari impediscono alla storia di esprimere tutta la sua forza. Molte sottotrame vengono introdotte con l'intento di incuriosire il lettore, ma finiscono per essere accennate o risolte troppo rapidamente, lasciando numerosi interrogativi senza risposta.
L'epilogo lascia intendere che il viaggio di Sable sia tutt'altro che concluso, apre la possibilità a un nuovo capitolo e insinua che qualcosa sia rimasto incompiuto. Anche in questo caso, però, gli eventi si susseguono in maniera improvvisa e la gestione della linea temporale continua a rappresentare uno dei principali punti deboli del romanzo: il lettore fatica a capire quanto tempo trascorra tra un avvenimento e l'altro e alcune svolte narrative risultano poco incisive proprio perché prive del giusto sviluppo.
È un peccato, perché le basi per una storia coinvolgente ci sono tutte: la magia, il rapporto con il Fato, i segreti legati alla famiglia di Sable e gli intrighi di corte avrebbero potuto dare vita a una vicenda molto più intensa e articolata. Invece, la sensazione è che molte idee interessanti siano rimaste solo abbozzate, senza il necessario approfondimento.
In definitiva, When Wishes Bleed è una lettura che si lascia terminare, ma che difficilmente riesce a coinvolgere fino in fondo. Il romanzo soffre soprattutto di un ritmo disomogeneo, di uno sviluppo narrativo frettoloso e di una gestione poco chiara di alcuni eventi fondamentali. Rimane quindi la sensazione di trovarsi davanti a un'opera con un ottimo potenziale, che avrebbe però beneficiato di un maggiore approfondimento dei personaggi, delle sottotrame e dell'intero impianto narrativo.









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