Recensione:I pescatori di C.P. Harris
Trama
I Pescatori non è un libro che si legge con leggerezza. Per me è stata una lettura densa, a tratti cupa, popolata da personaggi complessi con cui è difficile immedesimarsi del tutto, ma che al tempo stesso ti restano addosso con tutta la loro carica di emozioni, colpe e risentimenti.
La storia mette di fronte due mondi apparentemente inconciliabili. Da una parte c’è Leland, un ragazzo che vive quasi alla giornata, senza veri programmi per il futuro e con la regola di non farsi amici e non avere una relazione stabile. Campa di piccoli lavoretti ed espedienti, ma in segreto dipinge, anche se non è convinto delle proprie capacità. Dall’altra parte c’è Franky, o Franklin, nella sua veste di uomo d’affari. È a capo di un’azienda e vive un matrimonio e una situazione familiare ormai incrinati.
I due si incontrano per caso sul tetto di un palazzo durante una serata di gala: Leland fa il cameriere, e quella casualità dell’incontro è stata in realtà cercata proprio da lui. Tra loro scatta una sintonia immediata: Leland si scopre a raccontare di sé, dell’incidente d’infanzia in cui la madre lo lanciò dalla finestra e della conseguente paura delle altezze.
La loro attrazione parte da lì, non da un impulso fisico, ma da una profonda connessione tra due persone intrappolate in una vita che non desiderano. Senza saperlo, Franky compra persino i quadri di Leland, affascinato dalla sua arte. Leland è sfrontato e malizioso, esattamente ciò che serve per sciogliere le rigidità di Franky.
Finora entrambi hanno vissuto cercando stabilità e prevedibilità per proteggersi, eppure si ritrovano insieme a sfidare le proprie paure. Si concedono un’estate diversa: una parentesi in cui Franky smette di essere il marito e il capo servito da tutti, per provare a riprendere in mano se stesso.
Franklin è pur sempre un uomo di potere e, se non lo esercita in ambito lavorativo, lo esercita attraverso il possesso. Il possesso di Leland: non solo in modo fisico, ma anche attraverso il legame.
Nel lento processo di invasione dei rispettivi spazi, imparano a scoprire il bello del creare con le proprie mani: la pittura per l’uno, la falegnameria per l’altro. Ma la realtà non tarda a fare il suo corso. Franky e Franklin non possono rimanere due persone separate a lungo. Quando il desiderio esplode e l’attrazione non si può più negare, l’ombra della moglie rimane però l’elefante nella stanza.
Cosa succede quando il piccolo mondo perfetto creato da Franky e Leland entra in rotta di collisione con la vita familiare ufficiale? La risposta è inevitabile: nessuno ne esce illeso.
Tra segreti, bugie e lo sgretolamento di ogni certezza, il libro costringe i protagonisti a porsi domande scomode: si può domare la propria rabbia senza rifugiarsi nel sesso? Bisogna per forza farsi del male per riuscire ad andare avanti?
Dall’inizio alla fine del romanzo scorre davvero tantissimo tempo. Ma quanto ce ne vuole, in realtà, perché le cose trovino davvero il loro posto? E perché, anche quando tutto cambia, la fine sembra quasi ricongiungersi all’inizio? Un inizio in cui è attraverso l’onestà e l’abbattimento delle barriere che ci si può conoscere ed entrare in sintonia.
In questo intreccio di vite, colpe e seconde possibilità, I Pescatori ricorda quanto contino gli incontri con le persone giuste. Quelle che, nel nostro cammino, sono capaci di leggere nel nostro profondo e aiutarci a diventare chi siamo davvero, anche quando farlo richiede il coraggio di lasciar andare il dolore e i rimorsi.
Non c’è un lieto fine facile o scontato: quello che attende i protagonisti è un percorso travagliato e sofferto, in cui ogni scelta porta a una conseguenza non semplice. E in cui ogni incontro, anche casuale, aiuta a mettere insieme i tasselli di un’esistenza complicata.








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