Recensione: Giorni senza cielo di Fabio Reggiani
Trama
Chicco ha trent'anni ed è rinchiuso in un carcere americano, condannato all'ergastolo. La sua storia, però, non comincia tra quelle mura. Per raccontarcela, Giorni Senza Cielo procede avanti e indietro nel tempo, alternando il presente della prigione ai ricordi di una vita che, prima della condanna, era stata fatta di viaggi, arte, incontri, passioni, amori e scelte.
Poco alla volta conosciamo Chicco e le sue origini italiane, la sua famiglia, gli anni della scuola, la sua formazione e, soprattutto, la passione per la pittura. Conosciamo inoltre un aspetto fondamentale della sua identità: Chicco è gay. In carcere, questo diventa una fonte di pericolo. I primi giorni sono segnati dagli abusi e, in seguito, da una rissa, fino a quando viene messo in isolamento. E l'isolamento è, contemporaneamente, un sollievo e un'ulteriore condanna. Lontano dagli altri detenuti, Chicco è al riparo da una parte della violenza che lo circonda, ma è anche ancora più lontano dal mondo. In isolamento non c'è il fuori. Non c'è la possibilità di dimenticare dove ci si trova. Rimangono soltanto quella piccola finestra e, oltre le sbarre, il cielo.
Ed è proprio il cielo a diventare una presenza costante, quasi un simbolo della libertà che Chicco continua a cercare.
Per arrivare al Chicco che incontriamo in prigione dobbiamo però attraversare la sua vita. Firenze, Parigi, New York, Londra, Los Angeles: ogni città rappresenta una tappa, un cambiamento, un incontro. Gli spostamenti non sono soltanto geografici, ma sembrano modificare anche il suo modo di guardare il mondo e, di conseguenza, ciò che porta sulla tela.
Chicco è un pittore acclamato, espone in numerose città e, in America, arriva a rilevare una galleria d'arte. L'arte diventa il filo che attraversa la sua esistenza, mentre i viaggi portano aria nuova ai suoi quadri. Ma portano anche persone nuove, relazioni, possibilità e tentazioni. Alcuni incontri lo conducono verso qualcosa di bello, altri verso strade dalle quali sarà difficile tornare indietro. E poi ci sono gli amori. Quelli giusti e quelli sbagliati. Le illusioni e le disillusioni. Le persone che rimangono e quelle che se ne vanno. Soprattutto, ci sono le scelte.
Perché Giorni Senza Cielo è una storia sulle conseguenze delle decisioni. Ogni scelta apre una strada e ne chiude altre. Alcune conseguenze sono positive, altre dolorose. A volte si sceglie con lucidità, altre volte ci si lascia trascinare dagli eventi, dalle persone o dai propri desideri. E quando si guarda indietro, diventa impossibile separare il caso dalle responsabilità, gli errori dalle occasioni perdute.
La struttura del romanzo accompagna proprio questo continuo movimento tra passato e presente. Mentre Chicco è fermo, costretto dentro uno spazio ristretto, la sua memoria continua a viaggiare. Torna nei luoghi che ha abitato, agli incontri che lo hanno cambiato, alle opere che ha dipinto. È come se la sua mente potesse ancora attraversare quelle città che il suo corpo non può più raggiungere. E così il contrasto tra viaggio e prigionia diventa ancora più forte. Un uomo che ha trascorso una parte importante della propria vita spostandosi da una città all'altra, cercando nuove persone, nuovi paesaggi e nuove ispirazioni, si ritrova improvvisamente confinato in una cella. Eppure, anche lì, continua a cercare qualcosa. Guarda verso quella piccola finestra, verso lo spazio di cielo che gli è concesso, come se in quella porzione di azzurro potesse ancora esserci una risposta.
Il cielo oltre le sbarre può rappresentare tante cose. Può essere ciò che gli è stato tolto, ma anche ciò che continua a esistere nonostante tutto. Può essere una promessa oppure una dolorosa consapevolezza dei propri limiti. Può ricordarci quanto siamo lontani dalla libertà, oppure dimostrarci che esiste ancora qualcosa che nessuna prigione può completamente cancellare. Giorni Senza Cielo è quindi un viaggio paradossale: un viaggio raccontato da un uomo che non può più viaggiare. Attraverso i ricordi, Chicco ripercorre città, incontri, passioni, amori e sbagli, mentre nel presente cerca di sopravvivere a una realtà fatta di isolamento e privazione.
E forse è proprio questa la domanda che rimane alla fine: quando si guarda il cielo da dietro le sbarre, bisogna chiedersi che cosa si desidera davvero vedere. La risposta potrebbe non essere quella che ci aspettiamo. O forse sì. Dipende da cosa si vuole.









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