mercoledì 15 febbraio 2012

Recensione: La Città degli Amori Infedeli di Najat El Hachmi



Prezzo: € 9,90
E-book: € 4,99
Pagine: 352
Editore: Newton Compton
Genere: Romanzo

Mimoun è uno degli ultimi patriarchi della sua vita... La sua vita è sempre stata agevolata dalle donne della sua famiglia, le sue azioni sono sempre state giustificate, ma arriverà un momento in cui dovrà fare i conti con la realtà...

Con questo ramanzo la scrittrice Najat El Hachmi racconta uno spaccato della vita e delle tradizioni marocchine.
La storia è narrata in prima persona da una delle figlie del protagonista Mimoun, anche se nelle prime pagine non è ben chiaro chi sia la voce narrante e si crea una leggera confusione.
Il libro è diviso in due parti: nella prima parte viene raccontata la vita di Mimoun dalla sua nascita fino al suo definitivo trasferimento in Spagna con la sua famiglia; nella seconda parte viene invece approfondita la vita della figlia, del suo rapporto d'amore e odio con il padre e della sua ribellione ad una società maschilista e opprimente.
Sono molteplici i personaggi presentati nella narrazione, della maggior parte di essi non si conosce nemmeno il nome: la stessa figlia di Mimoun non dice mai il suo. Vengono descritti soprattutto le violenze subite, la mentalità maschilista che secondo le regole vorrebbe che la donna sia sottomessa e che definisce puttana chi non lo fa, chi si ribella o preferisce vivere "libera".
La figlia di Mimoun scava nel passato del padre, ne porta alla luce l'ignoranza, la presunzione, la mentalità ristretta e rigida... La narratrice decide di mettere sotto i riflettori la vita dissoluta di un patriarca convinto di poter esser libero di fare ciò che vuole ed esser giustificato solo perché uomo.
La storia è raccontata senza dialoghi, come se la figlia di Minoun stesse semplicemente scrivendo sulle pagine di un diario tutto ciò che ha caratterizzato prima la vita del padre e poi la sua, giustificando la sua ribellione e i suoi comportamenti ritenuti indecenti. Purtroppo spesso la mancanza totale di dialoghi rende la lettura difficile e l'attenzione del lettore tende a calare.
La scrittrice riesce però a coinvolgere il lettore, fa nascere la rabbia e la pietà verso i personaggi raccontati in queste 300 pagine: la sua denuncia è chiara e da molti spunti di riflessione al lettore, spesso troppo lontano da certe tradizioni e che difficilmente riesce a comprendere davvero.




valutazione 5


1 commento:

  1. mi incuriosiva ma dopo aver letto la tua recensione credo che sia un titolo un pò pesante..passerò

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