venerdì 23 ottobre 2015

Un tè con... Fabio Geda e Marco Magnone

Buon venerdì ColorLettori,

oggi abbiamo il piacere di ospitare i due autori del libro Berlin, di cui trovate la recensione QUI



Con la prima domanda mi faccio un po' di affari vostri... Come vi siete conosciuti e quando e perchè avete deciso di scrivere insieme un libro?

Fabio: Siamo entrambi torinesi, entrambi ci occupiamo di editoria, di storie. Ci siamo conosciuti tenendo dietro alle nostre passioni. La prima volta che ci siamo stretti la mano credo sia stato durante lo stage che Marco ha fatto alla Instar Libri, il mio primo editore. Poi abbiamo collaborato a un fumetto su Alessandro Antonelli.
La collaborazione su Berlin è partita quando una sera, a cena, ho raccontato a Marco quest’ideuzza che avevo avuto, la voglia di scrivere una saga per ragazzi. Un po’ per il discorso della serialità, di cui siamo entrambi appassionati, un po’ perché la storia era ambientata a Berlino, città che Marco ama in modo appassionato, hanno fatto scattare l’entusiasmo. E tre anni dopo: eccoci qui!


Scrivere un libro libro a 4 mani non è certo facile, come avete organizzato il lavoro?

Marco: Per noi in realtà è stato tutto molto naturale. Abbiamo ragionato insieme sulla storia, condividendone ogni aspetto. Fin dall’inizio abbiamo puntato molto sulla crossmedialità, immaginando di raccontare parti di essa nei libri, altre sul web. Volevamo dare la possibilità ai lettori che ne avrebbero avuto voglia di immergersi nel mondo che stavamo creando, al di là dei volumi in libreria. E a quel punto ci siamo divisi: Fabio si è messo al lavoro sul primo libro; io ai testi che sarebbero andati in rete, sui social e sul sito (www.berlin-libro.it). Così è nato l’SO36EXPRESS, un giornale che ci siamo inventati per raccontare come il virus ha iniziato a colpire Berlino Ovest nel 1975, le prime reazioni, e il susseguirsi degli eventi fino all’epidemia finale. E così partiranno tra alcune settimane i diari di cinque personaggi, attraverso cui i lettori scopriranno nuovi sguardi, nuove voci, diverse da quelli dei protagonisti.

Come è nato Berlin?

Fabio: Be’, da tante suggestioni diverse. Dovessi dire una data direi che Berlin nasce nel 2011. Quell’inverno mi capita di riprendere in mano uno dei miei libri preferiti, Il signore delle mosche di William Golding: la storia di un gruppo di ragazzini inglesi abbandonati su un’isola deserta e costretti a reinventarsi una società. Subito dopo leggo un romanzo di Tito Faraci, Oltre la soglia: un gruppo di ragazzini costretti a combattere contro degli adulti trasformati da un virus in esseri adulterati. Le due storie creano un corto circuito e riaccendono un vecchio sogno: riappropriarci di un tipo di narrazione - le saghe per ragazzi - che per qualche motivo noi scrittori europei abbiamo delegato agli americani.

Solitamente i distopici sono ambientati nel futuro, come mai avete scelto di ambientarlo nel passato e soprattutto in una città come Berlino?

Marco: Perché la storia è straordinaria, e se la osserviamo con attenzione spesso è in grado di sorprenderci. A noi per esempio ha permesso di trovare tra le sue pieghe la soluzione a cosa stavamo cercando. Eravamo affascinati dall’idea di trasformare l’isola naturale de Il signore delle mosche in un’isola urbana. Bene, ci siamo accorti che non dovevamo inventare nulla, perché c’era già stato tutto nella realtà: era la Berlino Ovest negli anni del Muro. Ed era perfetta per noi, perché tra l’altro ancora oggi è forse l’unica città europea, per la sua storia, per il suo fascino, a poter reggere il ruolo di Gotham City europea che volevamo creare.

In uno dei flashback Christa è in ospedale dalla madre, che le consegna un plico e le dice di nasconderlo dove lei sa... Nei prossimi libri scopriremo cosa conteneva? 

Fabio: Accipicchia! Questo significa essere un lettore attento. Bravo! La risposta è: sì.

Berlin è una saga composta da ben 7 libri (numero perfetto!!) e ne uscirà uno ogni sei mesi... Come mai avete fatto questa scelta? 

Fabio: A dire il vero all’inizio dovevano essere dieci. Poi, come dici tu, ci siamo limitati al numero perfetto: sette. Uno ogni sei mesi perché così copriremo tre anni e mezzo di vita dei nostri protagonisti (è una saga in tempo reale), ed essendo loro dei quattordicenni vuol dire che li porteremo a un passo dalla morte, morte che a causa del virus che ha falcidiato Berlino arriva in un momento qualunque tra i sedici e diciotto anni. E poi nel corso dei sei mesi che separano un libro dall’altro i lettori potranno continuare a stare dentro la storia attraverso i contenuti originali, gli approfondimenti e diari dei protagonisti che pubblicheremo sul sito www.berlin-libro.it. Insomma, un lettore che ha voglia di seguirci, passerà con noi tre anni e mezzo, settimana dopo settimana.

Ho amato molto il vostro libro e nel bene e nel male ho apprezzato ogni singolo personaggio, anche se il mio preferito resta Jakob... Voi a quale personaggio siete più legati?

Fabio: Oddio, è come chiedere a un genitore a quale figlio vuole più bene. A tutti. A ognuno in modo diverso. Anche a quelli che hanno preso la strada sbagliata.

Marco: Anche per me è difficile farti qualche nome, perché c’è qualcosa di nostro in ognuno di loro. Sì, anche nei cattivi, negli antagonisti, a cui abbiamo cercato di dare più profondità possibile, di renderli credibili, sfaccettati, veri nelle loro paure e contraddizioni.

Il secondo volume uscirà a marzo 2016 (vi odio devo aspettare troppo!)... Potete darci qualche piccolissima anticipazione sulla trama e sulla nuova cover? Senza spoiler naturalmente!

Marco: Beh, diciamo che i ragazzi se la vedranno brutta: in confronto la Festa della Morte sembrerà uno scherzo!

Con il libro ci è stato fornito un kit di sopravvivenza a cui ognuno di noi ha poi aggiunto un oggetto personale indispensabile... Cosa c'è nei vostri zaini?

Fabio: Nel mio ci sono di certo un sacco di libri, come in quello di Jakob. E poi tante calze: odio avere freddo ai piedi.

Marco: Io allora penserò alle provviste, come Bernd! E la mia vecchia felpa nera col cappuccio e la zip: me la porto dietro dappertutto.

Sull'account twitter del libro vengono postate pagine di giornale con articoli del papà di Jakob relativi al periodo in cui è comparso il virus: ne inserirete qualcuna anche all'interno dei prossimi volumi o le troveremo solo su twitter?

Marco: La carta e il web per Berlin sono due luoghi complementari, e ci piace vadano avanti parallelamente ma in autonomia, in modo da creare cortocircuiti, rimandi reciproci ma senza sovrapporsi. Per questo il giornale c’è su Twitter, c’è su Facebook e sul sito, ma al momento non ci sembra necessario inserire gli articoli direttamente nei libri. Perché sarà poi la storia a farli incrociare, per esempio attraverso i flashback dei ragazzi.

Potendo scegliere vorreste che dal vostro libro venisse tratto un film o una tv?

Fabio: Se ci piacerebbe? Eccome, se ci piacerebbe!

Marco: Per non fare torti a nessuno, una serie di film no?

Ok prometto che questa è l'ultima... State ancora scrivendo i vari volumi o sono praticamente tutti pronti? 

Marco: Al momento abbiamo chiuso anche il secondo e stiamo lavorando sul terzo. Abbiamo poi lo scheletro della trama per l’intera serie, ma prima di proseguire vogliamo confrontarci con i nostri lettori. Vogliamo che facciano un pezzo di strada insieme a noi, che partecipino alla costruzione del mondo di Berlin, che sentano di farne parte.




Mamma mia quante belle novità aspettano noi lettori... Io dopo questa chiacchierata sono ancora più curiosa e diventerò stalker del sito di Berlin in attesa di poter leggere il secondo volume!

Ringrazio Fabio e Marco per il tempo dedicato a Il colore dei Libri e per la loro meravigliosa saga!







4 commenti:

  1. Bell'intervista :) Questo libro mi ispira molto :)

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  2. Bellissima intervista, sempre più curiosa di leggerlo!

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  3. Concordo, davvero una bella intervista! Mi piacerebbe leggerlo :)

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  4. Davvero una bella intervista! La trovo molto interessante :)

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