martedì 14 marzo 2017

Popcorn e.. [Recensione]: Outcast - Il Reietto (1° Stagione)


Ciao a tutti Lettori Meravigliosi! :)

Questa settimana sarà piena di sorprese! Mi sono importa di ritagliare un po' di tempo per me ogni singolo giorno ed in questo inizio settimana voglio riprendere in mano un'altra Rubrica che per questioni di tempo negli ultimi mesi non ho praticamente curato e lo voglio fare nel migliore dei modi regalandovi una nuova recensione a carattere televisivo a cui ormai volevo dare forma da qualche settimana. Ad Aprile (quindi il prossimo mese) su FOX verrà trasmessa finalmente la Seconda Stagione di un Telefilm che ho apprezzato davvero tanto e che rientra pienamente nei mie gusti letterari e fumettistici, e quale occasione migliore per parlarvi di OUTCAST se non questa? 


La serie che vede protagonista Kyle Barnes ed il mondo delle possessioni ha in realtà origine dalla penna di Robert Kirkman, famoso creatore di The Walking Dead, che insieme a Paul Azaceta ha dato vita ad uno dei fumetti più belli degli ultimi tempi, distribuito in Italia dalla Casa Editrice Salda Press, a cui io personalmente mi sto appassionando, numero dopo numero, sempre di più. Sebbene tra il supporto cartaceo e la trasposizione televisiva vi siano state alcune differenze, non si può certo dire che la seconda non sia stata all'altezza delle aspettative: ogni singolo episodio è riuscito a cogliere l'essenza del fumetto, il punto focale della storia non è mai andato disperdendosi, le atmosfere sono sempre riuscite a trasmettere allo spettatore quel senso di ansia e di inquietudine che nel fumetto viene grandemente esaltato e la storia, soprattutto, ha mantenuto quel filo conduttore che la caratterizza e che la rende, senza ombra di dubbio, originale ed accattivante.

In Virginia Occidentale, nella cittadina di Rome, vive Kyle Barnes, un ragazzo divenuto ormai uomo segnato da un passato incredibilmente difficile, fatto di percosse, crudeltà, perfidia e possessioni, che fin dalla tenera età hanno caratterizzato la sua esistenza. Grazie alla sorella Megan, adesso, sta cercando, seppur inizialmente controvoglia, di tornare, a piccoli passi, a quella che un tempo poteva definirsi normalità, ma il destino ha ben altro in serbo per lui e quando sulla sua stessa via si ripresenterà il Reverendo Anderson tutto sembrerà precipitare nuovamente nell'incubo a cui Kyle era apparentemente sfuggito anni prima. Dopo il primo nuovo episodio di possessione, la cui vittima è un innocente ragazzino di dieci anni, però, qualcosa in Kyle cominciare a cambiare e quando il demone nel corpo del piccolo, prima di essere divelto, lo appella come Il Reietto le domande non potranno far altro che riaffacciarsi nella sua mente: che tutto sia collegato al quel passato che tanto ha voluto seppellire? 

Episodio dopo episodio il presente di Kyle Barnes tornerà a collidere con il suo passato e ad intrecciarsi con un futuro spaventoso ed incredibilmente pericoloso, per sé, per chi lo circonda, per sua sorella e soprattutto per sua figlia.


Dal punto di vista narrativo la serie non presenta la classica struttura piatta e lineare che, a ben vedere, avrebbe finito per sminuire il grande potenziale della storia a cui la mente di Robert Kirkman ha dato sapientemente vita, bensì un sistema complesso in cui il presente finisce inevitabilmente per fondersi con un passato difficile e doloroso e per aprirsi sulla porta buia e oscura che cela, dietro di sé, un futuro che ritrova nell'incertezza, nella paura e nella speranza le sue uniche forze. In esso i flashback riescono ad assumere un ruolo centrale e soprattutto essenziale che non mancherà mai, episodio dopo episodio, di incuriosire uno spettatore sempre più impressionato ed appassionato alla lotta che Kyle Barnes sta affrontando con una determinazione sempre più forte. Nonostante queste incursioni del passato, però, la storia non risulta essere mai frammentata e soprattutto riesce a trattenere in ogni singolo episodio quel carattere armonioso che quasi paradossalmente la contraddistingue.

Per quanto riguarda i personaggi e gli attori che interpretano le diverse personalità non si può certo negare il plusvalore che la loro intensità emotiva apporta all'intera serie: riuscire ad immaginare i protagonisti con volti differenti è, in questo caso più che in altri, incredibilmente difficile e ciò che più mi ha colpita è senza ombra di dubbio la grande somiglianza tra il cast prescelto e i volti che ho ritrovato nel fumetto originale, sia dal punto di vista fisico sia da quello comportamentale che sebbene per alcuni aspetti, come per esempio il tormentato rapporto tra Kyle ed il Reverendo Anderson, subisce qualche piccolo cambiamento, non si discosta mai da quello che è il vero Io, quello più profondo, dei personaggi e riesce in ogni piccolo dettaglio a dare l'esatta percezione di una crescita ed una maturazione mai scontata o banale. L'analisi di questi, dunque, risulta essere attenta, ben studiata e ben particolareggiata e nulla ha da invidiare alla caratterizzazione puntigliosa ed incredibilmente intensa che si può ritrovare negli albi curati da Kirkman e Azaceta. 


Un altro aspetto curato alla perfezione all'interno di ogni episodio è, inoltre, quello delle atmosfere che forse ancora più che nel fumetto riescono a trasmettere quel senso di ansia, tensione e paura viscerale ad uno spettatore sempre più ammaliato dal mix esplosivo che solo horror e paranormale riescono a generare. A rendere il tutto più credibile e penetrante, poi, vi sono i colori scuri e le ambientazioni tetre che dominano le scene di tutti i dieci episodi e sotto questo punto di vista il paragone con il fumetto non può certo passare inosservato perché è proprio quest'ultimo a doversi sottomettere alla serie tv, la quale riesce, a mio avviso, a rendere maggiormente e più efficacemente quella intensità che lo showrunner ha vittoriosamente perseguito.

"Sarò all'antica, ma penso che i vizi debbano lasciarci un sapore di marcio in bocca. Ci aiuta a rimanere sinceri. È per questo che Dio ha inventato i postumi della sbornia."

Molto importanti, infine, sono le tematiche che episodio dopo episodio la serie affronta e che, soprattutto, non si soffermano al solo indagare il paranormale: molto altro, infatti, viene sottoposto all'attenzione dell'occhio critico dello spettatore, a partire dallo studio dell'animo umano e dal difficile districarsi dei rapporti affettivi fino ad arrivare a quei sentimenti posti a fondamento del mondo intero e ciò che ho particolarmente apprezzato è stato proprio il fatto che gli autori non si sono minimamente risparmiati nel tratteggiare le caratteristiche di ogni singolo argomento preso in considerazione non cadendo, così, in falsi stereotipi o inutili manifestazioni idilliache di un cosmo che, ammettiamolo, non esiste più e ormai da tempo. L'onestà intellettuale, quindi, che si cela dietro a tutto lo show televisivo e che si ripropone ogni volta costituisce, a mio avviso, uno degli elementi maggiormente a favore di questo piccolo capolavoro, di cui io sento di consigliare vivamente la visione.

Outcast - Il Reietto, dunque, viene promosso dalla sottoscritta a pieni voti e da qualche giorno ormai sono in trepidante attesa per la messa in onda della Seconda Stagione che sono certa riserverà grandi sorprese ai suoi telespettatori! 

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