Recensione: The Best Laid Plans di Karla Sorensen
Trama
Erano anni che non leggevo un libro di Karla Sorensen e tornare tra le sue pagine è stato come riscoprire un’autrice che, pur nel tempo trascorso, mantiene intatta la capacità di toccare corde profonde. The Best Laid Plans è una lettura intensa, ricca di emozioni, popolata da protagonisti tutt’altro che semplici. Burke si ritrova improvvisamente proprietario di una vecchia casa d’epoca in rovina, ereditata dopo la morte del suo migliore amico. Charlotte, invece, è la professionista incaricata di ristrutturarla, creare i progetti e occuparsi dei materiali e della gestione dei lavori. Due mondi agli antipodi: cane e gatto che non fanno altro che punzecchiarsi e discutere.
Burke è devastato dal dolore. La perdita dell’amico è una ferita ancora aperta e lui non riesce neppure a comprendere il motivo per cui Chris gli abbia lasciato quella casa. Il lutto lo paralizza, lo svuota, lo costringe a guardare tutto attraverso lenti appannate dalla sofferenza. Charlotte, al contrario, all’inizio mi è apparsa esasperante: irriverente, invadente, spesso poco empatica. Pur essendo formalmente una dipendente di Burke, si comporta come se quella casa fosse sua, prende decisioni, detta legge su ogni aspetto dei lavori e raramente si chiede se Burke sia in grado di sostenere i costi. In più di un momento ho avuto la sensazione che ristrutturare Campbell House fosse un suo desiderio personale, un progetto in cui ha riversato sogni e ricordi, confondendo lavoro e sentimento.
Pagina dopo pagina, però, la Soresen mostra con delicatezza e pazienza come i due inizino a collaborare davvero, lavorando fianco a fianco fino ad arrivare a convivere nella piccola dependance. È in quell’intimità forzata, tra un battibecco e l’altro, che cominciano ad avvicinarsi, a vedersi davvero.
Charlotte, che in apparenza è forte e determinata, nasconde fragilità profonde: la separazione dei genitori, un passato in cui la casa di Campbell rappresentava un’oasi felice, un rifugio emotivo che ha alimentato la sua passione per il recupero delle abitazioni d’epoca. Burke, dal canto suo, deve fare i conti con una serie di ferite mai sanate: un padre autoritario, incapace di affetto; l’infortunio che ha stroncato la sua carriera; la morte di Chris; e una delusione sentimentale che lo ha reso diffidente verso le relazioni. Sono queste crepe interiori che li rendono umani, imperfetti e, proprio per questo, capaci di far risuonare le emozioni del lettore.
Accanto ai protagonisti si muovono personaggi secondari vividi e significativi: Tansy, la sorella di Burke, Daphne, la zia hippie di Charlotte, e altri volti che agiscono come coscienza silenziosa dei due, guidandoli verso una maggiore consapevolezza e aiutandoli ad accettare che tra loro qualcosa è cambiato. Sono proprio queste figure di supporto a illuminare le zone d’ombra dei protagonisti e a mostrare loro la strada verso un nuovo equilibrio.
Dal punto di vista stilistico, Karla Sorensen conferma la sua capacità di costruire atmosfere emotive palpabili. La sua scrittura è morbida, fluida, quasi “respirata”: ogni scena sembra posarsi sulle pagine con naturalezza, senza forzature. Sorensen predilige un linguaggio sensibile e curato, capace di rendere vividi i sentimenti dei personaggi senza mai scivolare nell’eccesso melodrammatico.
La sua forza sta soprattutto nel modo in cui dosa introspezione e quotidianità: il dolore, le paure e le speranze dei protagonisti vengono raccontati con una delicatezza che non attenua l’intensità, ma la amplifica, rendendola più autentica. L’autrice utilizza spesso piccoli gesti, dettagli minimi, silenzi e sguardi per descrivere l’evoluzione emotiva dei personaggi, dando alla storia un ritmo intimo e profondamente umano.
Anche i dialoghi sono uno dei suoi punti di forza: brillanti, naturali, punteggiati da ironia e frizioni emotive, riescono a mostrare con efficacia il percorso di avvicinamento tra Burke e Charlotte. E quando la storia diventa più toccante, la sua prosa si fa misurata e profonda, permettendo al lettore di “sentire” davvero il peso del passato che grava su entrambi.
L’autrice predilige un ritmo narrativo lento e riflessivo, che permette al lettore di entrare gradualmente nella storia e nella psicologia dei personaggi: un andamento che rispecchia perfettamente il percorso emotivo di Burke e Charlotte, i loro tentativi di guarire, di comprendere, di lasciarsi andare.
Le parti dedicate a Chris, ai ricordi condivisi e alla rivelazione finale dell’eredità emotiva racchiusa nella casa sono tra le più intense del romanzo: colpiscono al cuore e commuovono fino alle lacrime. È in quei momenti che la Soresan dà il meglio di sé, restituendo la complessità del dolore e la delicatezza del legame tra i personaggi.
Il finale è in linea con tutto il libro: romantico, dolce, sognante, ma soprattutto coerente con il percorso che i protagonisti hanno compiuto. E quando si arriva all’ultima pagina, si ha la sensazione che quella casa tanto detestata da Burke non sia soltanto un luogo fisico, ma una vera e propria cura per il suo cuore.
The Best Laid Plans è un romanzo che emoziona, fa riflettere e lascia una traccia. Una di quelle storie che parlano di rinascita, di seconde possibilità e dell’importanza di trovare — o ritrovare — la propria terra migliore.










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