Recensione: Un marito per finta di Kate Hawthorne e E.M. Denning
Trama
Un marito per finta è una commedia romantica che gioca con uno dei trope più amati del genere, inserendolo in un contesto familiare fatto di tradizioni e aspettative: il finto fidanzamento che rischia di diventare fin troppo reale.
Cole è l’erede designato di una prestigiosa azienda vinicola, che gestisce da sette anni con dedizione e passione. Il problema? I nonni, attuali proprietari, sono convinti che un’azienda di famiglia debba restare in mano a un membro sposato. Poco importa che Cole sia gay: ciò che conta per loro è l’apparenza della stabilità familiare. In caso contrario, l’eredità passerà alla sorella minore, viziata e del tutto disinteressata ai vigneti, ma prossima alle nozze.
Da qui nasce l’idea tanto assurda quanto geniale: fingere una relazione. E la persona perfetta sembra essere Rhett, il gemello del suo migliore amico Ryan. I tre sono quasi cresciuti insieme, ma Cole e Rhett non si sono mai davvero visti sotto una luce diversa dall’amicizia di contorno: Cole era legato all’esuberante Ryan, mentre Rhett è sempre rimasto in disparte, più nerd e riservato. Eppure, proprio una sera casuale al bar, tra pressioni familiari e mezze bugie raccontate per caso, scatta qualcosa. Un’attrazione improvvisa, innegabile. E un piano che potrebbe cambiare tutto.
Il finto matrimonio porta vantaggi evidenti a entrambi: Cole potrebbe finalmente ottenere l’azienda per cui ha lavorato una vita, Rhett avrebbe supporto economico per realizzare il suo sogno di aprire un’agenzia di eventi. Il banco di prova della loro “relazione” sarà il matrimonio della sorella di Cole, organizzato nella cornice da sogno (e decisamente eccessiva) di Tahiti. Un viaggio che diventa occasione di conoscenza, di vicinanza forzata, di piccoli gesti e grandi emozioni difficili da ignorare.
Il cuore del romanzo sta proprio qui: nella crescita lenta ma costante dei sentimenti, nel chiedersi come sia stato possibile guardarsi per anni senza vedersi davvero. Cole è attento e premuroso, cerca di non far sentire mai Rhett fuori posto in mezzo alla sua famiglia altolocata e leggermente snob. Ma è lui il primo a sentirsi disarmato da quella vicinanza. Rhett, dal canto suo, scopre di voler qualcosa che inizialmente doveva essere solo un mezzo per arrivare a un fine.
La storia è semplice e lineare, ma regala comunque un brivido di colpo di scena sul finale. Si legge in fretta e con piacere, puntando tutto sull’intimità emotiva e sulla domanda centrale che accompagna il lettore fino alla fine: se l’attrazione è reale, può esserlo anche la relazione? E se l’amore non bastasse a garantire l’eredità, resterebbe comunque abbastanza per farli scegliere l’un l’altro?
Un marito per finta è una lettura ideale per chi ama i romance dolci, basati sui personaggi e sui sentimenti più che sul dramma, e per chi apprezza le storie in cui il “finto” è solo il primo passo verso qualcosa di autentico.









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