Recensione: Touché di Valentina Lombardi
Trama
Touché è una storia che, proprio come un duello di scherma, ti costringe a rimanere lì, con gli occhi incollati ai protagonisti, aspettando il prossimo affondo, la prossima stoccata, il momento in cui uno dei due riuscirà finalmente a colpire il punto giusto.
Rafael e Santiago si conoscono da quando erano ragazzini. Sono cresciuti sportivamente insieme: anche se appartengono a due scuole di scherma differenti, si sono allenati periodicamente insieme, trovando stimolo nella bravura dell’altro. Tra loro c’è sempre stata una tensione particolare, fatta di schermaglie verbali, provocazioni e parole che sembrano avere spesso un significato molto più profondo di quello che vogliono mostrare. Si respingono continuamente, quasi come se insultarsi fosse il modo più sicuro per mantenere quella distanza necessaria a non dover fare i conti con ciò che provano davvero.
Santiago è il ragazzo che ha imparato presto cosa significhi faticare. Ha responsabilità familiari, una vita modesta e una stanchezza che spesso sembra sul punto di sfinirlo, eppure trova sempre la forza di lavorare, di prendersi cura della propria famiglia e di andare in palestra. A guidarlo è anche l’esempio della madre, una donna che, dopo aver lasciato un marito violento, ha avuto la forza di ricominciare a vivere.
In casa loro non c’è molto, ma ci sono resistenza, amore e un legame familiare fortissimo. E c’è la scherma, che per Santiago rappresenta molto più di uno sport: è vita, ma è anche un sogno. Un sogno che desidera inseguire, pur sapendo che più il sogno è grande, maggiore è il suo prezzo.
Rafael, invece, vive dall’altra parte della barricata. È ricco, sicuro di sé, sfacciato, arrogante e abituato a ottenere ciò che vuole. La scherma è il luogo nel quale sente di avere il controllo, forse proprio perché nella sua vita privata questo controllo gli sfugge continuamente dalle mani.
Alle sue spalle c’è un padre opprimente, maniaco del lavoro e profondamente concentrato sull’immagine e sul futuro dell’azienda di famiglia, che vorrebbe vedere il figlio seguire un percorso già deciso per lui. Rafael, però, ha esigenze e desideri che non coincidono necessariamente con quelli paterni.
È gay e, nonostante la sicurezza che ostenta, non ha mai avuto una vera relazione. Si mostra aperto e spavaldo rispetto all’argomento, ma gli insulti più o meno velati degli spogliatoi lo feriscono. Santiago, al contrario, è sempre stato con donne e non ha mai voluto interrogarsi davvero su cosa significhi desiderare qualcuno fino in fondo.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del romanzo: entrambi sono molto meno sicuri di quanto vogliono far credere.
Rafael sembra sapere sempre cosa vuole e Santiago sembra avere ben chiaro cosa non vuole, ma quando la loro attenzione reciproca comincia a trasformarsi in qualcosa di diverso, tutte le certezze iniziano a vacillare. Una serata ambigua aumenta quella tensione che da sempre aleggia tra loro e, da quel momento, il confine tra rivalità e attrazione diventa sempre più sottile.
Il loro avvicinamento nasce sul terreno che entrambi conoscono meglio: quello della scherma. È la loro lingua comune, il posto in cui sanno come muoversi, come attaccare e come difendersi. Fuori dalla pedana, invece, tutto cambia. Non esistono regole chiare, non c’è arbitro che possa stabilire quando è il momento di avanzare e quando quello di fermarsi. Rafael cerca di avvicinarsi, mentre Santiago si trova a combattere contro qualcosa di molto più difficile di un avversario. Deve fare i conti con la paura di ammettere ciò che prova per un uomo, e non per un uomo qualsiasi, ma per il suo rivale.
A questo si aggiunge la differenza di classe, che per lui rappresenta un ostacolo concreto. Santiago ha sempre dovuto lottare per ogni cosa, mentre Rafael ha avuto possibilità che lui può soltanto sognare.
E poi c’è la paura.
La paura del giudizio della famiglia, della squadra, della società. La paura di esporsi, di perdere il controllo, di scoprire emozioni nuove e di non sapere più come tornare indietro. Santiago si trova così in una zona grigia in cui non sa dare un nome a ciò che sta vivendo e, soprattutto, non sa se sia disposto ad affrontare tutto ciò che potrebbe comportare. Perché lasciarsi andare significa anche mostrarsi vulnerabile, ammettere di aver bisogno di qualcuno e rischiare che quel qualcuno possa ferirti.
Un imprevisto nella vita di uno dei due protagonisti diventa l’occasione per ridurre ulteriormente le distanze e costringe entrambi a guardare quello che stanno cercando disperatamente di evitare. Ma Touché non è soltanto una storia d’amore: è anche una storia di scelte, sogni, sostegno e coraggio.
Quello che ho apprezzato maggiormente è proprio il messaggio che attraversa la storia: dobbiamo concederci la possibilità di essere felici, anche quando abbiamo paura. Non sempre possiamo scegliere la strada più semplice e, spesso, inseguire ciò che desideriamo significa affrontare ostacoli, aspettative familiari, differenze sociali e soprattutto le nostre stesse paure. Ma questo non significa che dobbiamo rinunciare ai nostri sogni.
Santiago e Rafael, in modi completamente diversi, devono imparare che vivere secondo ciò che gli altri si aspettano da loro non significa necessariamente vivere davvero. Devono capire quanto sia importante avere il coraggio di scegliere se stessi, di esporsi e di rischiare. Perché a volte la cosa più difficile non è conquistare qualcuno, ma permettergli di entrare davvero nella nostra vita. E quando finalmente troviamo qualcuno con cui possiamo essere felici, forse vale la pena lottare per tenerlo al nostro fianco. Vale la pena affrontare le paure, il giudizio, le difficoltà e tutto quello che può mettersi tra noi e quella felicità che, forse, non pensavamo nemmeno di poter avere.
Touché è un libro molto accattivante, capace di tenerti incollato alle pagine proprio come si rimane incollati a due schermitori durante un duello: si osservano, si studiano, si provocano, fanno un passo avanti e subito dopo uno indietro. Ogni parola può essere un affondo, ogni gesto una difesa, ogni momento di vicinanza una stoccata che rischia di arrivare dritta al cuore. Ed è impossibile non lasciarsi coinvolgere da questo continuo scontro-incontro tra Rafael e Santiago, perché più cercano di mantenere le distanze, più quelle distanze sembrano accorciarsi. Mentre loro cercano di capire quale sia la distanza giusta da mantenere, il lettore si ritrova a fare il tifo per entrambi, sperando che prima o poi abbiano il coraggio di abbassare le proprie difese.
Perché a volte il vero duello non è quello che si combatte sulla pedana. È quello che combattiamo contro noi stessi, quando dobbiamo scegliere se continuare a proteggerci o rischiare, finalmente, di essere felici. Ed è forse proprio questo che rende Touché così coinvolgente: dietro le schermaglie, le provocazioni e le rivalità ci sono due ragazzi che devono imparare che avere paura non significa necessariamente dover rinunciare a ciò che desiderano.
Perché i sogni costano, l’amore fa paura e scegliere se stessi richiede coraggio. Ma alcune cose, quando finalmente le trovi, meritano di essere difese fino all’ultima stoccata.
E MEZZO









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